TAR Liguria 09.11.2020 n. 764

In materia di abusi edilizi, l’autorità comunale non è tenuta a verificare la legittimità o la sanabilità delle opere contestate essendo sufficiente, nella fase immediata di contrasto dell’abuso, rilevare l’assenza di titolo edilizio a supporto delle opere stesse.
Questo è quanto statuito dal Tribunale Amministrativo regionale per la Liguria in una recente statuizione in relazione al potere della P.A. di emanare gli ordini di demolizione di manufatti abusivamente costruiti.
Il principio enunciato trae origine dall’impugnazione di un ordine di demolizione del Comune di San Remo relativo all’innalzamento oltre i limiti assentiti con il permesso di costruire rilasciato ai ricorrenti. Il ricorso veniva affidato a sei motivi:
1) Violazione e falsa applicazione dell’art. 34 d.p.r. 380/01 e 47 l.r. 16/08, difetto di presupposto e di istruttoria, in quanto non sarebbe stato realizzato alcun abuso edilizio;
2) Violazione e falsa applicazione dell’art. 34 d.p.r. 380/01 e 47 l.r. 16/08, sotto altro profilo, violazione dell’art. 49 .l.r. 16/08, omesso accertamento di conformità, difetto di presupposto, difetto di presupposto e di istruttoria in quanto il provvedimento demolitorio non sarebbe stato preceduto dall’accertamento della conformità con la disciplina urbanistica;
3) Violazione e falsa applicazione dell’art. 34 d.p.r. 380/01 e 47 l.r. 16/08, difetto di istruttoria e di motivazione, in quanto nessuna difformità sarebbe riscontrabile prima della fine lavori che nella specie non sarebbe ancora intervenuta, il mancato rivestimento del muro con pietra faccia a vista non potrebbe dare luogo a demolizione;
4) Violazione e falsa applicazione dell’art. 34 d.p.r. 380/01 e 47 l.r. 16/08, difetto di presupposto, di motivazione, illogicità grave e manifesta, in quanto sarebbe erronea l’affermazione della possibilità di demolire la parte sommitale del muro senza pregiudizio della parte conforme;
5) violazione dell’art. 167 d.lgs. 42/04, difetto di istruttoria e di motivazione, violazione degli artt. 1 e 2 l.r. 15/80, e 2 l.r. 22/09, in quanto il provvedimento non sarebbe stato preceduto dall’accertamento della gravità del presunto danno ambientale;
6) Violazione e falsa applicazione dell’art. 34 d.p.r. 380/01 e 47 l.r. 16/08, difetto di motivazione, in quanto non sarebbe persuasiva la motivazione in ordine alla sussistenza dell’interesse pubblico alla repressione dell’abuso.
I giudici amministrativi, esaminati i fatti di causa, passavano in rassegna i motivi di impugnazione del provvedimento ritenendo parzialmente fondato il primo e infondati i restanti motivi.
In particolare, i giudici riscontravano, anche attraverso la perizia del consulente tecnico, che l’abuso oggetto del provvedimento era un innalzamento di un muro perimetrale poco sopra il limite assentito nel titolo abilitativo, a differenza di quanto contestato dalla P.A. con l’ordine di demolizione (l’innalzamento era superiore al limite assentito di soli 69 cm e non di 120 cm come contestato dal comune).
Il giudice di primo grado, invece, riteneva il secondo motivo d’impugnazione (ovvero il mancato accertamento della conformità delle opere abusive alla disciplina urbanistica ed edilizia) non fondato.
Infatti, come più volte ribadito dalla stessa giurisprudenza, la P.A. nell’esercizio del potere di contrasto al fenomeno dell’abusivismo risulta essere prevalente, in prima facie, l’interesse pubblico alla rimozione dell’abuso edilizio, determinando così non necessario accertamento della conformità dell’opera abusiva alla disciplina urbanistica ed edilizia. In altre parole, l’assenza di un titolo edilizio o la costruzione in difformità di esso dell’opera sono circostanze rilevanti e determinanti per l’esercizio del potere sanzionatorio della P.A., sarà onere del privato provare la conformità dell’opera alla disciplina urbanistica ed edilizia, così come richiesto dalla legge anche in sede di sanatoria edilizia.
Anche i successivi motivi di impugnazione venivano ritenuti infondati sia dal punto di vista di fatto sia sotto il profilo di diritto, confermando la legittimità dell’azione di repressione dell’abuso edilizio da parte del comune di San Remo.
Alla luce di quanto sopra, il TAR per la Liguria statuiva che In materia di abusi edilizi, l’autorità comunale non è tenuta a verificare la legittimità o la sanabilità delle opere contestate essendo sufficiente, nella fase immediata di contrasto dell’abuso, rilevare l’assenza di titolo edilizio a supporto delle opere stesse.
Il Giudice amministrativo, infine, accoglieva in parte il ricorso e per l’effetto annullava l’atto impugnato nella parte in cui ingiungeva la demolizione del muro per la quota eccedente i 69 cm, respingendo il resto.

Lascia un commento