TAR Lazio 20.03.2021 n. 3416

Il mero verbale di accertamento di non ottemperanza all’ordinanza di demolizione, redatto dalla Polizia municipale, non è sufficiente a produrre gli effetti acquisitivi dell’immobile abusivo di cui all’art. 31, comma 4, D.P.R. 380/2001.
Questo è quanto statuito dal Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio in relazione al potere di acquisizione degli immobili abusivi da parte della Pubblica Amministrazione in caso di inottemperanza all’ordinanza di demolizione.
Il principio enunciato è tratto da un procedimento di impugnazione di un’ordinanza di demolizione e del successivo verbale di accertamento di inottemperanza notificati alla ricorrente dal Comune di Palestrina.
Alla ricorrente, proprietaria di un terreno nel detto comune, veniva notificata un’ordinanza di demolizione relativa alla demolizione di manufatto ad un piano fuori terra, della superficie di mq. 90 circa, realizzato in assenza del necessario permesso di costruire.
Questo ricorso era affidato ad un solo motivo di impugnazione con il quale la ricorrente lamentava che l’ordinanza impugnata sarebbe stata adottata in assenza delle garanzie partecipative endo-procedimentali di cui all’art. 7 e ss. L. n. 241/90 che, ove fossero state attivate, avrebbero consentito l’esercizio del diritto di difesa della ricorrente.
Con ricorso per motivi aggiuntivi, depositato successivamente, la ricorrente impugnava il verbale di accertamento di inottemperanza all’ordinanza di demolizione sopraddetta.
La ricorrente, impugnando il verbale di accertamento, lamentava che nel redigere il documento in questione la Polizia Municipale, inserendo la mera avvertenza che il provvedimento de quo avrebbe abilitato il Comune ad immettersi nel possesso del fondo di proprietà della ricorrente e ad effettuare le conseguenti trascrizioni presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari, avrebbe indebitamente interferito in una competenza che l’art. 31, comma 4 del citato D.P.R., attribuirebbe alla Dirigenza comunale.
In subordine, la ricorrente lamentava che l’accertamento dell’inottemperanza all’ordine demolitorio gravato con il ricorso principale sarebbe illegittimo in quanto l’amministrazione non avrebbe considerato l’impossibilità per la proprietaria di dare seguito alle statuizioni ripristinatorie, stante la sottoposizione delle opere abusive a sequestro penale.
Trattenuta la causa per la decisione, i giudici del TAR ritenevano infondato il ricorso principale posto che, secondo un ormai consolidato orientamento giurisprudenziale, l’omessa comunicazione di avvio del procedimento e la conseguente pretermissione della garanzie partecipative endo-procedimentali non hanno alcuna portata invalidante, ai sensi dell’art. 21 octies L. n. 241/90, trattandosi di un potere dovuto e vincolato all’accertamento della natura abusiva dell’opera rispetto al quale qualunque apporto partecipativo sarebbe superfluo ed ultroneo.
Per quanto riguarda il ricorso per motivi aggiuntivi, i giudici lo ritenevano fondato, poiché l’azione della Pubblica Amministrazione risultava viziata.
Ai sensi dell’art. 31 D.P.R. 380/2001 la mancata demolizione dell’opera abusiva determina l’acquisizione del bene al patrimonio del Comune, ora, detto processo di acquisizione è possibile, idealmente, dividerlo in due fasi. La prima fase è quella accertativa, nella quale la P.A. attraverso i propri organi di polizia locale constata l’effettiva inottemperanza all’ordinanza di demolizione. La seconda fase, invece, è quella attuativa delle disposizioni di cui all’art. 31 D.P.R. 380/2001 con la quale la P.A., attraverso i propri organi dirigenziali, emette i necessari provvedimenti con i quali esercitano il potere di acquisizione del bene ai sensi di legge.
Per tali ragioni, i giudici evidenziavano che il verbale con cui gli organi di vigilanza edilizia, a seguito di sopralluogo, constatano il mancato rispetto di un’ordinanza di demolizione, costituisce null’altro che un atto istruttorio, interno al sub-procedimento sanzionatorio/acquisitivo di cui all’art. 31 comma 4 D.P.R. n. 380/2001, meramente propedeutico all’adozione del provvedimento “costituente titolo” per l’immissione nel possesso e per la trascrizione nei registri immobiliari.
Pertanto, il mero verbale di accertamento di non ottemperanza alla demolizione redatto dalla Polizia municipale non è sufficiente a produrre gli effetti acquisitivi dell’immobile abusivo di cui all’art. 31, comma 4, D.P.R. 380/2001.
Quindi, l’eventuale inserimento nel verbale dell’avvertenza secondo cui lo stesso costituirebbe “titolo per l’immissione in possesso e per la conseguente trascrizione presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari” non risulta avere alcun effetto giuridico vincolante, posto che il potere di acquisizione è esercitato solo dagli organi dirigenziali del Comune e tale potere non è riconducibile alla Polizia Municipale che ha solo una funzione di natura accertativa.
Alla luce di tali considerazioni, il TAR Lazio accoglieva il ricorso per motivi aggiuntivi annullando il verbale di accertamento di inottemperanza all’ordinanza di demolizione delle opere abusiva.