TAR Sicilia – Sez. Palermo – 07.01.2021 n. 84

Ai sensi dell’art. 32, comma 25, D.lgs. 269/2003 è esclusa la presentazione parcellizzata di istanze di sanatoria, posto che il limite per gli ampliamenti di edifici è un limite inderogabile e va computato per singola richiesta di concessione edilizia in sanatoria.
Questo è quanto statuito dal Tribunale Amministrativo per la Regione Siciliana, sezione di Palermo, in merito ai limiti di ampliamento degli edifici e il computo di detto limite nelle richieste di sanatoria edilizia.
Il suddetto principio è tratto da un procedimento di impugnazione di un provvedimento di diniego del Comune di Palermo alle richieste di concessione edilizia in sanatoria presentate dai ricorrenti.
I ricorrenti, ante i giudici, affidavano l’impugnazione ad un solo motivo, ovvero la violazione e falsa applicazione dell’art. 32, comma 25, D.lgs. 269/2003 per aver il Comune ritenuto le unità immobiliari ampliate un unico complesso immobiliare e non tre distinti ed autonomi immobili. Dunque, per i ricorrenti, non sussisterebbe alcun superamento dei limiti previsti dalla citata norma.
Il collegio, visti gli atti e esaminati i fatti, si soffermavano sull’analisi della norma richiamata la quale dispone che le norme in materia di concessione edilizia in sanatoria si applicano alle opere abusive che non abbiano comportato un ampliamento del manufatto non superiore ai 750 mc.
La norma citata, come riferito dai giudici amministrativi, è stata oggetto di numerosi arresti giurisprudenziali (sia di legittimità costituzionali sia di merito) che ne hanno chiarito e delineato gli ambiti di applicazione. In particolare, il TAR ricorda come il limite volumetrico dell’art. 32, comma 25, D.lgs. 269/2003 sia una previsione inderogabile, la cui ratio è quella di evitare di legittimare ampliamenti dei fabbricati eccessivi, determinando gravi scompensi nel tessuto urbano.
Oltretutto, come affermato da consolidato orientamento giurisprudenziale, tale limite volumetrico deve applicarsi sia ad ampliamenti di edifici già esistenti sia ad edifici di nuova costruzione e che l’opera abusiva, ai fini del calcolo di detto limite, deve essere identificato con riferimento alla unitarietà dell’immobile, ove sia stato realizzato in esecuzione di un disegno unitario, essendo irrilevante la suddivisione in più unità abitative.
Infatti, per i giudici, stante la natura derogatoria delle norme sul condono e la loro stretta interpretazione, non è possibile la presentazione di distinte domande per aggirare il limite di volumetria nei casi in cui l’immobile, seppur diviso in diverse unità, è un complesso unitario. La sola eccezione permessa, è il caso in cui la scissione dell’immobile possa farsi derivare dalla coesistenza di distinte e titolate posizioni legittimate non riconducibili ad unico sostanziale centro d’interesse.
In altri termini, ai sensi dell’art. 32, comma 25, D.lgs. 269/2003 è esclusa la presentazione parcellizzata di istanze di sanatoria, posto che il limite per gli ampliamenti di edifici è un limite inderogabile e va computato per singola richiesta di concessione edilizia in sanatoria.
Alla luce di tali considerazioni, il TAR riteneva infondato il ricorso posto che dagli atti risultava che gli immobili oggetto delle concessioni edilizia di sanatoria erano riconducibili ad unico complesso immobiliare.
Pertanto, i ricorrenti non erano legittimati a presentare tre diverse istanze di sanatoria e gli interventi posti in essere superavano i limiti volumetrici di cui all’art. 32, comma 25, D.lgs. 269/2003.
I giudici, quindi, rigettavano il ricorso e i ricorrenti venivano condannati al pagamento delle spese di rito.

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