Corte di Cassazione 25 gennaio 2021 n. 2920

Non sono applicabili le disposizioni di cui all’art. 34 D.P.R. 380/2001 per i casi in cui, pur preesistendo un immobile, realizzato in conformità con valido permesso di costruire, si effettuino, al di fuori della vigenza del titolo abilitativo, altre opere, sebbene materialmente connesse alla primigenia struttura.
Questo è quanto statuito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 2920 del 25 gennaio 2021, relativa all’ambito di applicazione delle disposizioni dell’art. 34 D.P.R. 380/2001.
Il principio è tratto da un procedimento di impugnazione di una sentenza della Corte di Appello di Salerno che riformava parzialmente una sentenza del tribunale di Nocera inferiore.
Il ricorrente adiva la S.C. affidandosi a due motivi di impugnazione. Con il primo motivo, il ricorrente asseriva che i giudici di merito avessero erroneamente applicato le disposizioni di cui all’art. 31 D.P.R. 380/2001 in luogo dell’art. 34 D.P.R. 380/2001 posto che gli interventi contestati erano interventi di ampliamento di un manufatto preesistente e legittimo. A conferma di quanto asserito, il ricorrente evidenziava che il giudice di merito avesse ignorato la determina del Comune che riconduceva l’abuso contestato agli interventi di cui al citato art. 34.
Con il secondo motivo, il ricorrente evidenziava come il reato contestatogli fosse estinto per effetto della prescrizione dello stesso. Infatti, gli interventi edilizi contestati si sarebbero conclusi nel dicembre 2014 (come risultava da documentazione agli atti) e non nel febbraio 2015 data del sopraluogo effettuato dalla P.G.
I giudici di legittimità, esaminati gli atti, ritenevano il primo motivo infondato e confermavano la legittimità dei motivi della corte di merito sul punto. Infatti, veniva evidenziato che gli interventi di ampliamento contestati, seppur ricadenti su una struttura preesistente e legittima, fossero stati posti in essere in totale assenza del necessario titolo abilitativo.
La S.C., riportandosi ad un precedente orientamento in materia, precisava che l’istituto della cosiddetta fiscalizzazione dell’abuso di cui all’art. 34 D.P.R. 380/2001 non può concernere altro oggetto che non sia un abuso minore, ovvero l’abuso che sia suscettibile di essere eliminato solo attraverso la via del provvedimento amministrativo.
Nell’esame dell’ambito di applicazione dell’art. 34 D.P.R. 380/2001, dunque, è dirimente l’analisi dell’intervento edilizio contestato che, seppur effettuato su un manufatto preesistente e legittimo, non deve determinare un mutamento tale dell’immobile da far ritenere che lo stesso sia una realizzazione totalmente difforme da quanto autorizzato, anche se rispondente alle normative di urbanistiche vigenti.
In altre parole, non integra certamente una ipotesi di parziale difformità l’intervento che determini un invasivo mutamento dell’immobile preesistente, poiché costituirebbe la realizzazione di un manufatto del tutto nuovo che necessita di un regolare permesso di costruire.
Per tali ragioni la Corte riteneva che non sono applicabili le disposizioni di cui all’art. 34 D.P.R. 380/2001 per i casi in cui, pur preesistendo un immobile, realizzato in conformità con valido permesso di costruire, si effettuino, al di fuori della vigenza del titolo abilitativo, altre opere, sebbene materialmente connesse alla primigenia struttura.
I giudici di legittimità, infine, esaminando il secondo motivo di impugnazione, ovvero l’estinzione del reato per la sopravvenuta prescrizione dello stesso, ritenevano questo fondato. Infatti, dagli atti emergeva che l’epoca di realizzazione e ultimazione dei lavori debba considerarsi al dicembre 2014, dichiarando cosi l’intervenuta estinzione del reato per effetto della sopravvenuta prescrizione.
Sulla base di tale considerazioni la Corte di Cassazione annullava la sentenza impugnata per estinzione del reato.

Lascia un commento