TAR Sicilia – Sez. Catania – 10 febbraio 2021 n. 410

In materia edilizia, la costruzione di rifugi per gli animali domestici o da cortile è assoggettabile al regime di edilizia libera e non è subordinabile ad autorizzazione paesaggistica nei casi in cui il manufatto sia di modesta entità e non determini un significativo impatto volumetrico, potendo così rientrare tra le opere di cui al punto A.19 dell’allegato A al D.P.R. 31 del 2017.
Questo è quanto statuito dal Tribunale Amministrativo per la Sicilia, sez. di Catania, in materia di costruzione di rifugi per gli animali domestici con la sentenza del 10 febbraio 2021 n. 410.
Il principio è tratto da un procedimento di impugnazione di un ordinanza di demolizione emessa dal Comune di Lipari nei confronti del proprietario di un terreno, nel quale sarebbero stati costruiti alcuni manufatti (un pollaio, una conigliera e una tettoia) in violazione dell’art. 5 L.R. 16/2016 e dell’art. 13 R.E.C. del P.R.G. in assenza di permesso di costruire, ed in violazione del D.lgs. 42/04 per la mancanza del parere della Soprintendenza ai BB.CC.AA. in area sottoposta a vincolo paesaggistico.
Il ricorrente, quindi, impugnava il detto provvedimento denunciando i seguenti vizi:
1. difetto di motivazione della sanzione di euro 1.000, poiché l’ordinanza impugnata non consente di comprendere a quali “manufatti di scarsa valenza urbanistica” si faccia riferimento;
2. violazione della L. 241/90 per l’omesso invio della comunicazione di avvio del procedimento;
3. violazione dell’art. 5 della L.R. 16/2016 e dell’art. 42 del D.lgs. 42/2004 poiché – diversamente da quanto ha ritenuto il Comune – le opere di cui è stata ingiunta la demolizione sono strutture leggere, di carattere precario ed amovibili, non infisse o ancorate al suolo, soggette al regime di edilizia libera e non sottoposte ad autorizzazione paesaggistica.
Il Collegio, in relazione al primo motivo, evidenziava che l’ordinanza impugnata menzionava in modo generico ed indistinto – senza individuarli, e nemmeno descriverli sommariamente – i presunti manufatti contestati.
Per tale ragione, il TAR riteneva fondato questo primo motivo, passava in rassegna i successivi e riteneva infondate le doglianze del ricorrente in merito alle violazioni delle regole procedimentali ex lege 241/1990, posto che è ormai consolidato l’orientamento giurisprudenziale dell’esclusione dell’obbligo di preventivo invio della comunicazione di avvio del procedimento di repressione dell’abuso edilizio.
Il Collegio, procedeva la sua analisi sul terzo motivo di impugnazione, ovvero la doglianza secondo cui la realizzazione dei tre manufatti sarebbe assoggettabile al regime di edilizia libera e non sarebbe subordinata ad autorizzazione paesaggistica.
Su questo punto, i giudici, verificate dagli atti le caratteristiche costruttive dei manufatti contestati, riconoscevano che in giurisprudenza le opere come quelle oggetto dell’ordinanza impugnata non necessitino di permesso di costruire qualora queste siano di modesta entità, abbiano un basso impatto volumetrico e siano accessorie all’immobile principale.
Inoltre, i giudici ricordavano che, con D.M. Trasporti del 02.03.2018, il Governo ha reso noto un elenco non esaustivo delle principali opere edilizie realizzabili in regime di attività edilizia libera, nel quale rientra la costruzione di rifugi per animali domestici e da cortile. Veniva evidenziato, altresì, che la costruzione di pollai e di rifugi per animali domestici in genere non è subordinata ad autorizzazione paesaggistica, posto che tali interventi sono assimilabili alle opere di cui all’allegato A del D.P.R. 31 del 2017.
Per tali ragioni, i giudici potevano affermare che, in materia edilizia, la costruzione di rifugi per gli animali domestici o da cortile è assoggettabile al regime di edilizia libera e non sono assoggettabili ad autorizzazione paesaggistica nei casi in cui il manufatto sia di modesta entità e non determini un significativo impatto volumetrico, potendo questi ultimi rientrare tra le opere di cui al punto A.19 dell’allegato A al D.P.R. 31 del 2017.
Il TAR, infine, evidenziava che l’altro manufatto da demolire, nello specifico una tettoia, possedeva caratteristiche costruttive che non potevano far rientrare lo stesso tra gli interventi di edilizia e data l’accessorietà dello stesso ad un immobile abusivo (oggetto di altro provvedimento), pertanto, non accoglieva questa parte delle doglianze del ricorrente.
Alla luce delle superiori considerazioni, il TAR accoglieva in parte il ricorso, e per l’effetto annullava l’impugnata ordinanza nelle parti in cui faceva riferimento alla demolizione dei manufatti da utilizzare come rifugi per gli animali.

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