CGA Sicilia 8 febbraio 2021 n. 93

La lottizzazione abusiva è un fenomeno complesso ed unitario, la cui valutazione deve avere ad oggetto l’intero sistema di iniziative, materiali o cartolari, poste in essere per realizzare la voluta trasformazione urbanistica, non costituendo alcun elemento di legittimità l’eventuale conformità delle singole opere a titoli abilitativi rilasciati.
Questo è quanto statuito dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione siciliana con la sentenza n. 93 del 8 febbraio 2021, relativamente alle caratteristiche dell’istituto della lottizzazione abusiva.
Il principio è tratto da un procedimento di appello avverso una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, con la quale erano stati confermati i provvedimenti di sospensione della lottizzazione abusiva impugnati in primo grado dagli appellanti.
Gli appellanti, ante il CGA, impugnavano la detta sentenza eccependo l’assoluta carenza di istruttoria e di motivazione del provvedimento di sospensione, essendosi l’Amministrazione comunale limitata ad affermare genericamente ed aprioristicamente l’asserita lottizzazione abusiva, senza però dimostrarne la sussistenza dei presupposti.
Affermavano, anche, di non avere svolto all’interno del lotto acquistato alcuna opera di urbanizzazione primaria e/o secondaria, in quanto il quartiere urbano in cui era ubicata l’area, al momento della realizzazione dell’immobile, era già ampiamente dotato di opere di urbanizzazione. Ed ancora, gli appellanti obiettavano che gli atti impugnati non qualificavano la tipologia di lottizzazione abusiva che si sarebbe concretizzata nella fattispecie in esame e che tale qualificazione sarebbe stata invece tardivamente ed illegittimamente eseguita dal Giudice di primo grado che, sostituendosi all’Amministrazione comunale, statuiva che nella specie si sarebbe concretizzata un’ipotesi di lottizzazione abusiva mista, caratterizzata sia da una attività giuridica, sia da un’attività materiale, entrambe volte alla trasformazione urbanistica o edilizia dei terreni.
In fine, gli appellanti sostenevano che le disposizioni di cui all’art. 30 D.P.R. 380/2001 non si sarebbero dovute applicare al loro caso posto che il terreno in questione era loro pervenuto a seguito di donazione, caso che non prevede l’applicazione delle disposizioni in materia di lottizzazione abusiva.
Il Comune di Palermo costituendosi rilevava che i provvedimenti di sospensione della lottizzazione abusiva erano già stati impugnati anche da altri lottizzanti e che sia il TAR che il CGA si erano già pronunciati sulla questione, ritenendo legittimi i provvedimenti emessi dall’amministrazione comunale.
Il Collegio, avendo avuto già modo di pronunciarsi sulla legittimità o meno della lottizzazione dell’area oggetto dei provvedimenti impugnati, si riportava a quanto già statuito e riteneva infondato l’appello.
In particolare, i giudici di secondo grado ricordavano che l’illecito della lottizzazione abusiva si realizza nel caso di qualsiasi tipo di iniziativa (sia materiale sia giuridica) che in concreto sia idonea a conseguire una trasformazione dell’assetto del territorio preesistente, determinando sia un concreto ostacolo alla futura attività di programmazione del territorio sia un nuovo e non previsto carico urbanistico.
Data questa caratteristica, i giudici richiamavano l’orientamento giurisprudenziale che configura la lottizzazione abusiva come un fenomeno unitario che trascende la consistenza delle singole opere di cui si compone e talora ne prescinde, la cui verifica in ordine alla conformità della trasformazione realizzata la sua rispondenza o meno alle previsioni delle norme urbanistiche vigenti deve essere effettuata con riferimento non già alle singole opere in cui si è compendiata la lottizzazione, anche se regolarmente assentite, ma alla complessiva trasformazione edilizia che di quelle opere costituisce il frutto.
In altre parole, la lottizzazione abusiva è un fenomeno complesso ed unitario, la cui valutazione deve avere ad oggetto l’intero sistema di iniziative, materiali o non, poste in essere per realizzare la voluta trasformazione urbanistica, non costituendo alcun elemento di legittimità l’eventuale conformità delle singole opere a titoli abilitativi rilasciati.
Alla luce di tale orientamento, il CGA rigettava l’appello e condannava alle spese di giudizio gli appellanti.

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