CGA Sicilia 05.01.2021 n. 11

E’ definibile come pergotenda quel manufatto il cui elemento principale è la tenda e la cui struttura rappresenta un mero elemento di sostegno ed estensione della tenda.
Questo è quanto statuito dal Consiglio Di Giustizia amministrativa per la Regione siciliana con la sentenza n. 11 del 05.01.2021, in materia di qualificazione di un manufatto.
Il principio sopradetto è tratto da un procedimento di appello avverso una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia che aveva respinto il ricorso avverso un provvedimento di demolizione di un comune siciliano.
Gli appellanti impugnavano la decisione di primo grado contestando le statuizioni dei giudici per due motivi. Il primo per aver il giudice di primo grado erroneamente qualificato le opere edilizie contestate come manufatti stabili e non come opere precarie e amovibili rientranti nelle categoria delle pergotende e quindi esente da titolo abilitativo e rientrante in attività di edilizia libera.
Con il secondo motivo, gli appellanti sostenevano che il provvedimento impugnato sarebbe inoltre privo di adeguata motivazione sui presupposti necessari per ordinare la demolizione disposta.
Il CGA, passando in rassegna i motivi di appello, riteneva non fondato il primo motivo. In particolare, l’infondatezza derivava dall’inesatta qualificazione del manufatto da demolire che veniva data dall’appellante. Se per quest’ultimo l’opera realizzata dovesse qualificarsi come pergotenda, per i giudici di secondo grado l’opera aveva una diversa qualificazione sia sotto il profilo giuridico sia sotto il profilo tecnico.
Infatti, secondo un ormai consolidata definizione della giurisprudenza, sia ordinaria sia amministrativa, con pergotenda deve intendersi il manufatto in cui l’opera principale sia costituita non dalla struttura in sé, ma dalla tenda, quale elemento di protezione dal sole o dagli agenti atmosferici, con la conseguenza che la struttura deve qualificarsi in termini di mero elemento accessorio, necessario al sostegno e all’estensione della tenda.
Dalla definizione data, è chiaro che il manufatto, per definirsi come pergotenda, debba avere caratteristiche costruttive leggere, in termini di materiale usato per la realizzazione, debba caratterizzarsi per la sua mera funzione accessoria alla protezione dagli agenti atmosferici, ma soprattutto debba caratterizzarsi per il suo bassissimo impatto urbanistico, ovvero non determini modificazioni permanenti e stabili dell’immobile a cui è asservito.
Il CGA affermava che il manufatto contestato non rientrasse nella definizione sopra richiamata, posto che dagli atti emergeva chiaramente che l’opera avesse caratteristiche costruttive ben diverse (fabbricato, di solo piano terra, con struttura portante in acciaio e pareti in lamierino coibentato ndr), e che, ammesso e non concesso che il materiale utilizzato fosse definibile come leggero, l’opera determinava una rilevante modificazione dell’area e del complesso immobiliare in cui era realizzata. Circostanze, queste ultime, che certamente non rientrano nella ratio tipizzata degli interventi di edilizia libera, caratterizzati da accessorietà e temporaneità dell’intervento.
Per i giudici di secondo grado risultava infondato anche il secondo motivo di gravame posto che, a differenza di quanto asserito dagli appellanti, il Comune nel provvedimento impugnato indicava le norme in base alle quali era stato accertato l’abuso e richiamava puntualmente la disciplina applicabile alla zona urbanistica nella quale ricadeva l’opera abusiva.
Alla luce delle superiori considerazioni, il Collegio rigettava l’appello proposto e compensava le spese di giudizio.

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