TAR Veneto 18.06.2021 n. 813

La mancata corresponsione dell’indennizzo non è causa d’illegittimità del provvedimento di revoca. A fortiori la mancata corresponsione dell’indennizzo non può incidere sulla legittimità della disdetta di una concessione precaria, il cui atto costitutivo prevedeva ab origine la sua revocabilità ad nutum senza indennizzo.
Questo è il principio contenuto in una recente sentenza del TAR per la Regione Veneto in ordine ai presupposti per l’esercizio del potere di revoca di una concessione da parte della Pubblica Amministrazione.
Il sopraindicato principio è tratto da un procedimento di impugnazione avverso un provvedimento di revoca di una concessione consortile per l’uso di una canaletta irrigua precedentemente rilasciata al Condominio ricorrente e disposto il contestuale rilascio della concessione in favore del Comune per consentire il completamento di un tratto di pista ciclabile.
Il Condominio con il proprio ricorso deduceva diversi profili di illegittimità del provvedimento impugnato, in particolare rilevava la mancata comunicazione di avvio del procedimento, il difetto d’istruttoria e di motivazione in tema d’interesse pubblico prevalente, la violazione dell’art. 21 quinquies l. n. 241/1990, l’incompetenza e infine la mancata corresponsione dell’indennizzo a seguito della revoca.
I giudici, esaminati i fatti e gli atti del giudizio, rilevavano innanzitutto che provvedimento la concessione della canaletta irrigua era stata rilasciata dalla P.A. al Condominio ricorrente a titolo precario ed era revocabile ad nutum e senza indennizzo.
Alla luce di questo, l provvedimento impugnato non era, pertanto, qualificabile come revoca ex art. 21 quinquies l. n. 241/1990, ma come mera disdetta esercitata dal Consorzio sulla base di una clausola pattizia inserita nell’atto costitutivo del rapporto concessorio.
Dunque, la revoca della concessione in esame non era espressione di un potere discrezionale da parte della P.A., e quindi atto da motivare alla luce di un interesse pubblico prevalente, ma era espressione di una libera scelta negoziale di una delle parti.
Inoltre, il Collegio, in merito alla doglianza relativa alla mancata corresponsione dell’indennizzo per la revoca, evidenziava che per costante orientamento della giurisprudenza deve ritenersi legittima la revoca senza indennizzo di una concessione precaria per il godimento di un bene demaniale in quanto tale provvedimento lascia logicamente prevedere un possibile ripristino della funzione pubblica originaria del bene medesimo, e ciò nonostante l’esistenza di opere che, pur essendo state autorizzate con l’atto di concessione, possono essere facilmente rimosse a cura e spese dei concessionari.
Pertanto, la mancata corresponsione dell’indennizzo non è causa d’illegittimità del provvedimento di revoca. A fortiori la mancata corresponsione dell’indennizzo non può incidere sulla legittimità della disdetta di una concessione precaria, il cui atto costitutivo prevedeva ab origine la sua revocabilità ad nutum senza indennizzo.
Alla luce di quanto sopra, il Collegio rigettava il ricorso e compensava le spese di giudizio.

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