Consiglio di Stato 25.05.2020 sentenza n. 3314

La cosiddetta “sanatoria giurisprudenziale”, in assenza di espressa previsione legislativa, viola il principio di separazione dei poteri, posto che il potere giudiziario non può esercitare prerogative del potere legislativo o sostituirsi all’azione amministrativa. Questo è quanto ha statuito, in una recente sentenza, il Consiglio di Giustizia Amministrativa tornato ad esprimersi sulla sanatoria giurisprudenziale. Il sopradetto principio trae origine da un appello proposto avverso una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia che aveva già respinto le richieste dell’appallante in merito alla revoca del Comune del permesso di costruire. L’appellante deduceva ante i giudici di secondo grado che il TAR avrebbe potuto disporre la sanatoria giurisprudenziale, in quanto le opere in questione erano conformi alle norme tecniche di attuazione (NTA) del locale piano regolatore generale (PRG) e che, secondo il principio di economicità dell’azione amministrativa, la rimozione degli abusi sarebbe stata pressoché superflua. Ed ancora, l’appellante sottolineava che il potere di riesame dell’Amministrazione dovrebbe trovare un limite “qualora venga esercitato in virtù di una disposizione già operante ed ostativa al rilascio della concessione richiesta”; nella fattispecie, avrebbe dovuto valutarsi l’affidamento ingenerato dal rilascio del titolo, considerato l’arco temporale intercorrente tra il 29 gennaio 2009, data di presentazione dell’istanza di accertamento di conformità e il 16 ottobre 2009. Il CGA, alla luce delle considerazioni dell’appellante sulla richiamata sanatoria giurisprudenziale, aderiva ad un consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui il permesso di costruire in sanatoria ex art. 36 DPR 380/2001 è un provvedimento specificatamente disciplinato e non sono ammissibili né estensioni oltre la casistica prevista né mutamenti dei presupposti per ottenere il provvedimento (la doppia conformità dell’intervento edilizio al norme urbanistiche ed edilizie sia al momento dell’opera sia all’atto di presentazione della domanda). Infatti, per i giudici del gravame la sanatoria giurisprudenziale è un costrutto del tutto privo di fondamento nell’ordinamento positivo, nel quale non è possibile ritrovare alcun elemento che possa sostenerlo. Dunque, la cosiddetta “sanatoria giurisprudenziale, in assenza di espressa previsione legislativa, viola il principio di separazione dei poteri, posto che il potere giudiziario non può esercitare prerogative del potere legislativo o sostituirsi all’azione amministrativa. Il CGA, alla luce di tale orientamento e dell’inammissibilità delle altre doglianze dell’appellante, confermava la sentenza di prime cure, rigettava l’appello e compensava le spese di rito.

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