Cass. 28 aprile 2021 n. 15966

Non può essere disposta la confisca, né obbligatoria né facoltativa, del manufatto abusivo a seguito della condanna per il reato previsto dall’art. 44, comma primo, lett. b), d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, in quanto la stessa è incompatibile con l’ordine di demolizione, unica sanzione che consegue obbligatoriamente all’accertamento del predetto illecito.
Questo è quanto statuito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 15966 del 28 parile 2021 in merito all’applicabilità dell’istituto della confisca nel reato di cui art. 44, comma primo, lett. b), d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380.
Il principio è tratto da un procedimento di impugnazione di una sentenza della Corte di Appello di Bari con la quale veniva rideterminata la pena inflitta in primo grado al ricorrente in tre mesi di arresto, diecimila euro di ammenda, nonchè confisca e distruzione del manufatto abusivo.
Il ricorrente articolava le proprie doglianze in due motivi. Col primo motivo, invocando la violazione di legge, il ricorrente lamentava l’avvenuta reformatio in peius contenuta nella decisione impugnata, dal momento che la Corte territoriale aveva disposto la confisca e la distruzione del manufatto oggetto di contestazione, mentre il primo Giudice nulla aveva provveduto al riguardo, senza che peraltro l’omissione fosse stata oggetto di impugnazione da parte del P.M.
Col secondo motivo, lamentando il vizio motivazionale, il ricorrente censurava la decisione della Corte di Appello che lo aveva ritenuto, senza che vi fosse stato un accertamento della proprietà del fondo in cui insisteva il manufatto abusivo, responsabile dell’abuso edilizio contestato, per il solo fatto che il riccorrente, in tempo anteriore al procedimento giudiziale, era stato possessore del medesimo fondo.
I giudici di legittimità, analizzazndo i motivi di ricorso, accoglievano parzialmente il ricorso, in particolare, veniva ritenuto accoglibile la sola contestazione relativa alla disposizione della confisca del manufatto abusivo.
La Suprema Corte rilevava che la confisca del manufatto abusivo, disposta dalla Corte di Appello di Bari, fosse stata pronuciata ultra petita, ovvero in assenza di appello del procuratore e dunque in violazione dell’art. 597, comma 3, c.p.p.
Infatti, secondo quanto disposto dall’articolo del codice di procedura penale sopracitato, il giudice di secondo grado, nei casi in cui l’impugnazione sia di iniziativa del solo imputato, non può disporre una pena o una misura peggiori delle precedenti.
Nel caso esaminato dalla Corte, la confisca, da un lato, non poteva essere disposta poichè misura di sicurezza nuova in un giudizio di seconde cure di iniziativa del solo imputato. Dall’altro lato, perchè le norme in materia edilizia stabiliscono quale misura accessoria al reato di cui all’art. 44, comma primo, lett. b), d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, la sola demolizione del manufatto abusivo.
Le disposizioni di cui all’art. 31, comma 9, d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, invero, stabiliscono che alla sentenza di condanna per abuso edilizio consegue la sola demolizione dell’abuso, non essendo compatibile altra disposizione che possa ritardare o impedire il ripristino dello stato dei luoghi.
Infatti, come più volte disposto dalla giurisprudenza, la demolizione del manufatto abusivo è esclusa solo in presenza di prevalenti interessi pubblici, dunque, non può essere disposta la confisca, né obbligatoria né facoltativa, del manufatto abusivo a seguito della condanna per il reato previsto dall’art. 44, comma primo, lett. b), d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, in quanto la stessa è incompatibile con l’ordine di demolizione, unica sanzione che consegue obbligatoriamente all’accertamento del predetto illecito.
I restanti motivi dell’impugnazione venivano ritenuti inammissibili perchè in secondo cure la Corte di Appello aveva ben eveidenziato le ragioni infondate del ricorrente.
Pertanto, la Corte di Cassazione annullava senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla confisca e dichiarava inammissibile nel resto il ricorso.

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