Corte Costituzionale 23 marzo 2021 n. 44

Non compete ad un legge regionale declinare nelle forme di una riduzione di durata temporanea il ricalcolo imposto dai principi fondamentali della normativa statale.
Questo è quanto statuito dalla Corte Costituzionale con la sentenza 23 marzo 2021 n. 44 relativa alle competenze regionali in materia di rideterminazione dei vitalizi. Il principio è tratto dal procedimento di impugnazione dei commi 12 e 13 dell’art. 1 della L.R. 19/2019, recante le disposizioni per la rideterminazione degli assegni vitalizi, presentato dal Presidente del Consiglio dei Ministri ante la Corte Costituzionale.
In particolare, il C.d.M. nella propria impugnativa afferma che i commi 12 e 13 dell’art. 1 della L.R. 19/2019 nel disporre un limite temporale di cinque anni all’efficacia delle disposizioni inerenti il ricalcolo degli assegni vitalizi spettanti agli ex deputati dell’Assemblea regionale siciliana violerebbe i principi di cui agli artt. 14 e 17 dello Statuto regionale (relativi ai limiti della potestà legislativa della regione siciliana) e degli articoli 117 della Costituzione (l’obbligo per le Regioni del rispetto del principio di coordinamento finanziario e tributario pubblico).
La Regione siciliana non si costituiva in giudizio.
La Corte Costituzionale, trattenuta la causa per la decisione, passava all’analisi di quanto sostenuto dal C.d.M.
I giudici di legittimità, in particolare, evidenziavano che il Governo, con la legge di bilancio 2019 (Legge 30.12.2018 n. 145), aveva previsto, ai fini del coordinamento della finanza pubblica e del contenimento delle spese, che le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano avrebbero dovuto rideterminare i vitalizi spettanti ai loro ex consiglieri su base del criterio contributivo.
Le disposizioni della legge bilancio indicavano, altresì, i parametri generali su cui le Regioni, in sede di conferenza Stato/Regioni, avrebbero dovuto coordinarsi e anche le eventuali sanzioni in caso di mancato adeguamento.
La Corte Costituzionale, nella propria analisi, riteneva i commi 965 e 966 dell’art. 1 della legge di bilancio 2019 disposizioni di principio di coordinamento della finanza pubblica e come tali norme di legislazione esclusiva dello Stato e, pertanto, sottratte alla competenza regionale.
La Corte ricordava, a tal proposito, i limiti del potere legislativo della Regione siciliana, la cui potestà legislativa, seppur ampia e speciale rispetto anche alle altre Regioni, ai sensi degli artt. 14 e 17 del proprio Statuto deve essere sempre esercitata entro i limiti dei principi ed interessi stabiliti dalle leggi costituzionali e dalle leggi dello Stato.
Le disposizioni impugnate, come evidenziava la Corte Costituzionale, se applicate avrebbero determinato la validità degli effetti del valore di riduzione individuale degli assegni vitalizi diretti e di reversibilità solo per un periodo di cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge.
In altri termini, per effetto delle disposizioni impugnate il sistema di rideterminazione fissato sia dalle disposizioni nazionale (commi 965 e 966 dell’art. 1 della legge di bilancio 2019) sia dalle norme di cui all’art. 1 della L.R. 19/2019 sarebbe stato applicabile solo per un periodo di cinque anni.
La Corte, infine, sottolineava che le disposizioni di cui alla legge di bilancio 2019 delineavano un sistema per il quale non era prevista alcuna durata temporanea, intenzione del legislatore resa palese dall’utilizzo della locuzione “a decorrere dall’anno 2019” prima della prescrizione di rideterminare la disciplina dei trattamenti.
Dunque, alla luce delle considerazioni di cui sopra, riconosciuta la natura di principi di coordinamento della finanza pubblica ai commi da 965 a 967 dell’art. 1 della legge n. 145 del 2018, è stato agevole per la Corte Costituzionale concludere che non compete ad una legge regionale declinare nelle forme di una riduzione di durata temporanea il ricalcolo imposto a regime dai principi fondamentali della normativa statale.
Per tale ragione, la Corte Costituzionale dichiarava l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 12 e 13, della legge della Regione Siciliana 28 novembre 2019, n. 19 limitatamente alle parole “per un periodo di cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge”.

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