Cassazione 23 marzo 2021 n. 11133

L’acquisizione dell’immobile abusivo da parte del Comune, ex art. 31, comma 4, D.P.R. 380/2001, non costituisce impedimento alla demolizione dello stesso, posto che tale acquisizione è preordinata a tale fine e non ad incrementare il patrimonio dell’ente locale.
Questo è quanto statuito dalla Corte di Cassazione con la sentenza del 23 marzo 2021 n. 11133 in merito agli effetti dell’art. 31, comma 4, D.P.R. 380/2001 in caso di mancata inottemperanza all’ordine di demolizione dell’opera abusiva.
Il principio di cui sopra è tratto da un’impugnazione di una sentenza della Corte di Appello di Palermo che, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Palermo – con la quale il ricorrente era stato dichiarato responsabile dei reati di cui agli artt. 44 lett. c), 64 e 71, 65 e 95, 93 e 95, D.P.R. 380/2001 e 181 D.Lgs 42/2004 e condannato alla relativa pena- riduceva la pena inflitta all’imputato a mesi tre di arresto ed euro 19.000,00 di ammenda.
Il ricorrente affidava il ricorso ad un solo motivo di impugnazione con il quale lamentava che i giudici di secondo grado avevano erroneamente confermato la subordinazione della concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena alla demolizione delle opere abusive, senza considerare le emergenze processuali che comprovavano che l’imputato non aveva la disponibilità giuridica dei beni perché acquisiti al patrimonio indisponibile del Comune.
I giudici della Suprema Corte analizzavano il motivo di doglianza ed evidenziavano, in primo luogo, che la Corte di Appello di Palermo aveva seguito correttamente un ormai consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale è ammissibile la sospensione della condizionale subordinata alla demolizione, posto che la presenza di un manufatto abusivo rappresenta una conseguenza pericolosa del reato, potenzialmente dannosa per il territorio che deve essere eliminata.
In secondo luogo, la Corte andava ad esplicare la ratio principale del disposto di cui all’art. 31, comma 4, D.P.R. 380/2001. In particolare, veniva sottolineato che l’acquisizione del manufatto abusivo da parte della P.A., in caso di inottemperanza all’ordine di demolizione da parte del destinatario del provvedimento, è un acquisizione preordinata alla demolizione e tale circostanza non fa venir meno l’obbligo di eliminazione dell’abuso da parte del proprietario del bene.
Infatti, l’abusante può sempre ottemperare ai suoi obblighi di ripristino in qualsiasi momento e se non ottempera personalmente, sarà tenuto al pagamento di tutte le spese sostenute dalla P.A. in caso provveda essa stessa alla demolizione dell’opera, a causa della reiterata inoperatività del proprietario.
Infatti l’ordine di demolizione non opera soltanto nell’ipotesi in cui la P.A. dichiari l’esistenza di prevalenti interessi pubblici al mantenimento delle opere abusive (circostanza questa non verificatesi nel caso di cui ci si occupa).
Pertanto, l’acquisizione dell’immobile abusivo da parte del Comune, ex art. 31, comma 4, D.P.R. 380/2001, non costituisce impedimento alla demolizione dello stesso, posto che tale acquisizione è preordinata a tale fine e non ad incrementare il patrimonio dell’ente locale.
Per tali ragioni, i giudici di legittimità, tenuto conto che la Corte territoriale aveva correttamente ritenuto irrilevante il trasferimento dell’immobile nella disponibilità dell’ente locale, dichiarava inammissibile il ricorso, poiché la doglianza in esame era già stata adeguatamente vagliata nel giudizio di merito, e condannava il ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore della Cassa delle ammende.

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