Cassazione 31.03.2021 n. 12121

In tema di reati urbanistici, le opere di scavo, di sbancamento e di livellamento del terreno, finalizzate ad usi diversi da quelli agricoli, in quanto incidono sul tessuto urbanistico del territorio, sono assoggettate a titolo abilitativo edilizio.
Questo è quanto statuito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 12121 del 31.03.2021 in merito alla assoggettabilità delle opere di scavo al rilascio di un titolo abilitativo.
Il principio è tratto da un procedimento di impugnazione di una sentenza della Corte di Appello di Ancona che riconosceva i ricorrenti responsabili dei reati di cui all’art. 44, comma 1, lett. c), 93, 95 D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, 181 d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, per aver realizzato alcune opere e collocato stabilmente una roulotte in area agricola e sismica, paesaggisticamente vincolata per essere situata all’interno del Parco del Conero, senza ottenere il permesso di costruire, l’autorizzazione paesaggistica e, quanto ai manufatti abusivi interessanti la pubblica incolumità, senza depositare presso il competente ufficio il progetto richiesto per le costruzioni in zone sismiche.
I ricorrenti, ante i giudici di legittimità affidavano la propria difesa a tre motivi.
Con il primo motivo, i ricorrenti deducevano la violazione degli artt. 44, comma 1, lett. c), 94 e 95 D.P.R. 380/2001 e il vizio di mancanza di motivazione rispetto alle doglianze proposte, per essere stata affermata la loro responsabilità unicamente in base alla pretesa realizzazione di uno sbancamento ed alla collocazione di una roulotte sul terreno, attività che non necessitavano di assenso urbanistico.
Con il secondo motivo, invece, si lamentava il vizio di motivazione per essere stata rigettata l’istanza volta ad ottenere la declaratoria di non punibilità di cui all’art. 131 bis c.p., essendo evidente la particolare tenuità del fatto in relazione ad opere provvisionali di facile rimozione, inidonee a determinare mutamenti irreversibili dei luoghi o lesioni paesaggistiche, e trascurandosi il minimo grado della colpa.
Con il terzo motivo, infine, veniva sollevata la violazione dell’art. 62 bis c.p. per mancata valutazione dell’incensuratezza dell’imputata e del buon comportamento tenuto da entrambi i ricorrenti ai fini della concessione delle circostanze attenuanti generiche.
I giudici, passando all’esame delle doglianze dei ricorrenti, rilevavano che quanto assunto nel primo motivo di impugnazione non rispondesse a quanto ormai stabilito dalla giurisprudenza in materia. Infatti, la Suprema Corte ha più volte statuito che tutti gli interventi edilizi che determinano rilevanti trasformazioni del tessuto urbanistico sono assoggettati a titolo abilitativo.
Come rilevato dai giudici di merito, gli interventi posti in essere dai ricorrenti nell’effettuare pesanti interventi di sbancamento del terreno non destinati all’attività agricola, bensì alla predisponine dei manufatti abusivi contestati, hanno determinato una rilevante trasformazione dell’area, mutando anche l’assetto urbanistico dell’area in cui era sito il terreno di loro proprietà.
Su tali premesse, la S.C. non ha potuto altro che confermare un proprio consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui in tema di reati urbanistici, le opere di scavo, di sbancamento e di livellamento del terreno, finalizzate ad usi diversi da quelli agricoli, in quanto incidono sul tessuto urbanistico del territorio, sono assoggettate a titolo abilitativo edilizio.
Ad ogni buon conto, i giudici rilevavano che in ogni caso tutte le attività poste in essere dai ricorrenti nel proprio terreno sarebbero state assoggettate alla richiesta dei necessari titoli abilitativi non solo per la presenza di un vincolo paesaggistico nell’area in questione, ma sia perché l’allocazione di una roulotte al di fuori delle aree ricettive all’aperto debitamente autorizzate per la sosta ed il soggiorno dei turisti, sono da considerarsi nuove costruzioni, come tali soggette al previo rilascio del permesso di costruire (art. art. 3, comma 1, lett. e.5), d.P.R. 380 del 2001) sia perché la costruzione di manufatti, seppur amovibili, che non rispondano a contingenti e temporanee esigenze o attività di tipo stagionali sono assoggettate al permesso di costruire, essendo considerate tutte nuove costruzioni e foriere di modifiche del tessuto urbanistico circostante.
Alla luce delle superiori argomentazioni, la Corte riteneva infondato il primo motivo di doglianza dei ricorrenti e passava all’analisi del secondo motivo, anch’esso ritenuto infondato.
Infatti, i giudici di legittimità rilevavano che, a differenza di quanto sostenuto dai ricorrenti, in seconde cure non era state applicate le disposizioni di cui all’art. 133 c.p. (la scriminante della tenuità del fatto) poiché le condotte poste in essere dai ricorrenti sono da considerarsi offensive di distinti beni giuridici protette e l’impatto delle stesse non era certamente considerabile “modesto” secondo le disposizioni della detta norma penale.
Anche il terzo motivo d’impugnazione, cioè la mancata applicazione delle attenuanti generiche, era ritenuto infondato poiché il buon comportamento processuale e l’incensuratezza sono del tutto generici e non decisi per espressa previsione di legge.
Alla luce di quanto sopra la S.C. dichiarava inammissibile il ricorso e condannava i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle Ammende.

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