Cassazione 24 novembre 2020 n. 32735

Ai sensi del novellato art. 6, comma 1, lett. e) bis, D.P.R. n. 380/2001, necessitano di idoneo titolo edilizio quegli interventi edilizi che, per caratteristiche costruttive, non risultano compatibili con il carattere di eccezionalità e temporaneità prescritto dalla norma.
Questo è quanto statuito dalla Corte di Cassazione con la sentenza del 24 novembre 2020 n. 32735, che risulta essere uno dei primi interventi interpretativi della Corte in relazione alle modifiche al D.P.R. n. 380/2001 di cui al D.L. 16 luglio 2020, n. 76 (c.d. Decreto Semplificazioni).
In particolare, il titolare di un agriturismo romagnolo impugnava davanti la S.C. ordinanza del tribunale di Rimini, sezione del riesame, che, in accoglimento dell’appello proposto dal Pubblico Ministero ex art. 322-bis c.p.p., e riformando il provvedimento emesso dal G.i.p. del Tribunale di Rimini, disponeva il sequestro preventivo di due manufatti prefabbricati ubicati nell’area campeggio di un agriturismo e destinati al soggiorno di turisti, con riferimento al reato di cui all’art. 44, comma 1, lett. b), d.P.R. n. 380 del 2001.
Il G.i.p., disponendo il sequestro dei due manufatti esclusivamente per i reati di cui agli artt. 75 e 95 D.P.R. n. 380 del 2001, aveva rigettato la richiesta di misura per il reato di cui all’art. 44, comma 1, lett. b), D.P.R. cit., ritenendo che l’installazione degli stessi costituisse attività edilizia libera. Il Tribunale, invece, accogliendo l’appello del Pubblico Ministero, concludeva che l’installazione dei due manufatti rientrasse nella categoria degli “interventi di nuova costruzione”, a norma dell’art. 3, comma 1, lett. e.5), D.P.R. n. 380 del 2001, osservando che questi non possono ritenersi né diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee, né conformi alle normative regionali di settore in tema di strutture ricettive all’aperto per la sosta e il soggiorno dei turisti.
Il ricorrente, con unico motivo, rappresentava ante la S.C la violazione di legge, in riferimento agli artt. 44, comma 1, lett. b), e 3, comma 1, lett. e5), D.P.R. n. 380 del 2001, a norma dell’art. 606, comma 1, lett. c), c.p.p., riguardo alla ritenuta riconducibilità dei manufatti alla categoria degli «interventi di nuova costruzione», posto che le strutture sequestrate erano destinate a soddisfare esigenze meramente temporanee, e comunque conformi alle normative regionali di settore in tema di strutture ricettive all’aperto per la sosta e il soggiorno dei turisti.
I giudici di legittimità, in relazione alla riconducibilità dei manufatti sequestrati ad interventi di edilizia libera, ritengono che, date le caratteristiche di costruzione rilevate agli atti, i manufatti non possano certamente ricondursi a tali disposizioni.
Infatti, come rilevato anche dal Tribunale di Rimini, i due manufatti sequestrati erano due case mobili, allocate in piazzole per la sosta di campers, munite di tutti i confort e collegati alla rete elettrica e fognaria.
Date le caratteristiche costruttive, la S.C. non poteva fare altro che ricondurre tali costruzioni ad interventi di nuova costruzioni.
La Corte di Cassazione rilevava, altresì, che quanto dedotto dal ricorrente in merito alla temporaneità delle strutture (ovvero che sarebbero state poi smontate a fine stagione estiva) non risponde a quanto previsto dalle norme in materia.
I giudici, invero, ricordano che le disposizioni del D.P.R. n. 380/2001, nel riferirsi al concetto di temporaneità delle costruzioni, intendano ricollegarsi ad un alla necessaria risposta ad una esigenza limitata nel tempo ed eccezionale rispetto allo standard di normalità. In altre parole, per poter invocare la temporaneità dell’intervento edilizio questo deve essere posto in essere al verificarsi di una breve ed eccezionale esigenza.
Nel caso esaminato, la S.C. ha potuto verificare dagli atti che le due case mobili fossero state installate per il secondo anno consecutivo, per l’intera durata della stagione estiva e allo scopo di potenziare la capacità ricettiva della struttura turistica di proprietà del ricorrente.
La Corte, inoltre, segnalava che le conclusioni a cui addiveniva non erano influenzate dalle recenti modifiche al Testo Unico Edilizia, poiché tra le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze, contingenti e temporanee non possono includersi i manufatti che annualmente vengono risistemati sul territorio.
Ma i giudici evidenzianvano che il ragionamento posto prendesse avvio dal significato letterale di “contingente” che, nella lingua italiana, si intende ciò che è “accessorio, eventuale, accidentale, che si verifica casualmente, in una particolare circostanza”, significato da cui non si discosta il linguaggio giuridico.
Pertanto, la S.C. escludeva l’apposizione delle due case mobili anche dal novero delle opere stagionali posto che ai sensi del novellato art. 6, comma 1, lett. e) bis, D.P.R. n. 380/2001, necessitano di idoneo titolo edilizio quegli interventi edilizi che, per caratteristiche costruttive, non risultano compatibili con il carattere di eccezionalità e temporaneità prescritto dalla stessa norma.
La Corte, infine, rilevava come l’operato del ricorrente non rispondesse alle norme regionali in materia di strutture ricettive all’aperto per la soste e il soggiorno die turisti, dato che la Regione Emilia-Romagna sul proprio territorio vieta le installazioni di prefabbricati o altre strutture similare al fine di integrare la capacità recettiva delle strutture turistiche, come nel caso del ricorrente.
Alla luce di ciò, la Corte di Cassazione rigettava il ricorso e condannava il soccombente al pagamento delle spese processuali.

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