Corte Europea dei diritti dell’uomo – 4 agosto 2020

Non viola l’art. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali l’ordine di demolizione di un manufatto in area protetta anche se si tratta dell’unica abitazione del richiedente, anche in considerazione dello stato di indigenza dello stesso.
Questo è il principio statuito dalla Corte Europea, che trae origine dalle richieste di un cittadino lituano in merito alla possibile violazione dell’articolo 8 della Convenzione dei diritti dell’uomo da parte dell’autorità lituane, ovvero il divieto di ingerenza da parte delle autorità pubbliche nell’esercizio del diritto al rispetto del proprio domicilio.
In particolare, il ricorrente lamentava che l’ordine di demolizione aveva violato il suo diritto al rispetto della propria casa ed era quindi contrario all’articolo 8 della Convenzione. Egli aveva sostenuto che quella era la sua unica casa e che, a causa della vecchiaia, delle cattive condizioni di salute e del basso reddito, non era in grado di reperire una diversa abitazione. Aveva anche sostenuto che né lui né la moglie avevano altre abitazioni di proprietà che fossero adatte a viverci o che potevano essere vendute ricavando un prezzo idoneo a consentire loro di acquistare una nuova casa nella zona in cui avevano vissuto.
Nella ricostruzione dei fatti effettuata dalla Corte è emerso che l’abitazione oggetto dell’ordinanza di demolizione era stata costruita senza i relativi permessi e in un area verde inserita nel Registro delle Foreste (quindi un’area protetta sotto il profilo ambientale e paesaggistico). Dall’esame dei fatti è stato rilevato, inoltre, come le autorità lituane contestassero al ricorrente di non essere effettivamente residente presso l’immobile da demolire, che fosse proprietario di altri beni immobili e di aver adottato varie misure volte a fornire al ricorrente opportunità di migliorare la sua situazione (proroga termine per la demolizione della casa, fissazione della demolizione tenendo conto delle difficoltà del ricorrente).
La Corte, alla luce della ricostruzione dei fatti, non potendo affrontare il caso sulle questioni di merito, afferma che è sì vero che il concetto di “casa”, “dimora privata”, previsto dall’art. 8 della Convenzione, è da ricercarsi nel continuo e sufficiente legame tra la persona e lo specifico luogo, ma è altrettanto vero che la costruzione legittima dell’immobile è uno dei presupposti e degli obiettivi dello stesso articolo 8. Oltretutto, la Corte ha più volte ribadito che l’ambiente sia una priorità meritevole di protezione da parte degli ordinamenti degli Stati membri, affermando in altri arresti giurisprudenziali come la protezione e la tutela dell’ambiente sia un vero e proprio obbligo per gli Stati.
Per tali ragioni, considerato della posizione assunta dalle autorità lituane nei confronti del ricorrente, la Corte ha ritenuto che le autorità lituane non abbiano oltrepassato il margine di apprezzamento accordatogli dall’articolo 8 della Convenzione e ritenendo quindi legittimo il provvedimento di demolizione elevato nei confronti del ricorrente.
In basso il link al testo integrale della sentenza (testo originale in lingua inglese).

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