Corte Costituzionale 01.12.2020 n. 257

La materia dell’ordinamento civile, riservata in via esclusiva al legislatore statale, investe la disciplina non solo del trattamento economico e giuridico dei dipendenti pubblici, ma ricomprende anche tutte le disposizioni che incidono sulla regolazione del rapporto di lavoro.
Questo è quanto statuito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 257 del 01.12.2020 in materia di rapporto di lavoro nella pubblica amministrazione.
Con ricorso del C.d.M. veniva promosso il procedimento ante la Corte Costituzionale di legittimità costituzionale degli artt. 1, 3, comma 4, 6, 15, 16, 18, 20, 22, 23 e 26 della legge della Regione Molise 9 dicembre 2019, n. 16.
In particolare, sono oggetto di censura le norme con cui la Regione Molise ha istituito una “Struttura multifunzionale di orientamento” a supporto delle attività concernenti i servizi per il lavoro e l’organizzazione del sistema di orientamento permanente (artt. 1, 3, comma 4, e 6) e ha previsto di impiegare presso tale struttura il personale iscritto all’albo regionale degli operatori della formazione professionale in posizione di distacco, previa stipula di apposita convenzione con l’ente di provenienza (artt. 15, 16, 18 e 20).
La Regione Molise, costituitasi in giudizio, eccepiva l’infondatezza del ricorso poiché, da una lettura organica e complessiva della legge regionale impugnata, si evincerebbe che il termine «distacco» va inteso in senso di “utilizzazione” dei lavoratori degli enti e degli organismi di formazione, che rimarranno titolari dei rapporti di lavoro del personale adoperato all’interno della struttura multifunzionale di orientamento, senza che con essa venga ad instaurarsi alcun rapporto lavorativo. Si tratterebbe, dunque, di una disponibilità lavorativa, limitata nel tempo e non elusiva delle norme che regolano l’accesso al pubblico impiego.
La Corte Costituzionale, esaminati gli atti, rilevava che la struttura multifunzionale prevista dalla normativa impugnata avesse un carattere permanente, stante l’organicità e la sistematicità delle sue funzioni all’interno dell’amministrazione regionale al cui espletamento sono chiamati, previa convenzione, dipendenti privati distaccati dai propri enti di appartenenza.
I Giudici costituzionali rilevavano, inoltre, come le disposizioni impugnate non prevedessero alcuna regolamentazione sulle modalità di scioglimento delle convenzioni da stipulare per l’utilizzo delle unità di personale, confermando ulteriormente il carattere permanente dell’organismo multifunzionale creato.
Proprio tale caratteristica e l’annesso reclutamento di personale dipendente privato contrasta con il dispositivo di cui all’art. 36 del D.Lgs. 165/2001 (recante “Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”) che permette alla P.A. il ricorso a forme contrattuali flessili e previste dal codice civile solo per sopperire a comprovate esigenze di carattere temporaneo o eccezionale.
Il disposto della norma impugnata determinerebbe un aggiramento delle prescrizioni stabilite in materia di rapporto di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione, invadendo così la materia “ordinamento civile” di competenza del legislatore statale.
Infatti, la materia dell’ordinamento civile, riservata in via esclusiva al legislatore statale, investe la disciplina non solo del trattamento economico e giuridico dei dipendenti pubblici, ma ricomprende anche tutte le disposizioni che incidono sulla regolazione del rapporto di lavoro.
Ulteriori invasioni nelle competenze statali venivano rilevate dalla Corte anche in tema dell’istituto del distacco del lavoratore. Detto istituto, invero, è esercitabile solo temporaneamente da parte di un datore di lavoro, natura che contrasta con il carattere tendenzialmente permanente dell’uso del personale distaccato di cui alle disposizioni impugnate.
Per tali ragioni, la Corte Costituzionale accoglieva il ricorso e dichiarava l’illegittimità costituzionale degli artt. 1, 3, comma 4, 6, 15, 16, 18, 20, 22, 23 e 26 della legge della Regione Molise 9 dicembre 2019, n. 16.

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