Cass. Pen. 08.07.2021 n. 25987

La natura di reati “propri” degli illeciti previsti dalla normativa edilizia, in essa inclusa dunque anche la disciplina antisismica, non esclude che soggetti diversi da quelli individuati dall’art. 29, comma primo, del D.P.R. medesimo, possano concorrere nella loro consumazione, in quanto apportino, nella realizzazione dell’evento, un contributo causale rilevante e consapevole, da qui conseguendo la responsabilità anche degli operai e dei materiali esecutori dei lavori.
Questo è quanto statuito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 25987 del 08.07.2021, relativa alla responsabilità del costruttore e degli operai nell’esecuzione dell’abuso edilizio.
Il principio è tratto da un procedimento di impugnazione di una sentenza della Corte di Appello di Catania che confermava la condanna in primo grado del ricorrente per i reati di cui di cui agli artt. 93, 94 e 95 del d. P. R. n. 380 del 2001, 71, in relazione all’art. 64 del D.P.R. cit., e 65 e 72, del medesimo D.P.R.
Il ricorrente dinnanzi alla S.C. articolava le proprie difese in unico motivo con il quale lamentava che non sarebbe stato considerato il ruolo rivestito dallo stesso, consistito nell’essere egli mero esecutore materiale dei lavori, commissionati dal proprietario, quale muratore; egli si sarebbe quindi limitato a eseguire le opere su richiesta dello stesso committente senza avere necessaria contezza o conoscenza né delle leggi e regolamenti né di eventuali vincoli; sarebbe stato quindi necessario, ai fini della affermazione di colpevolezza, dimostrare che ciascuno dei concorrenti agisse con la consapevolezza del ruolo altrui e con la volontà di agire in comune.
I giudici di legittimità, esaminati i fatti e le questioni di diritto, si allineavano ad un ormai consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale, alla luce delle disposizioni di cui al D.P.R. 380/2001 e in particolare di quanto disposto dall’art. 29, non è possibile escludere del tutto la responsabilità dei soggetti coinvolti nell’esecuzione dell’abuso edilizio.
Infatti, anche se l’art. 29 del D.P.R. 380/2001 individua con precisione i soggetti chiamati a rispondere in caso di violazioni o difformità non solo del progetto ma anche dell’esecuzione del lavoro, ciò non esclude la responsabilità anche di altri soggetti che possono concorrere, più o meno in maniera fattiva, alla realizzazione dell’abuso.
I giudici, però, rilevavano che, data la natura di reati propri, gli illeciti di cui agli artt. 72 e 93 del D.P.R. 380/2001 non possono essere ascritti al soggetto costruttore, posto che il collegamento logico tra tipo di omissione sanzionata e il requisito soggettivo dell’agente, può essere rinvenuto soltanto sul committente, dal titolare della concessione edilizia e, in genere, da chi abbia la disponibilità dell’immobile o dell’area su cui esso sorge, conseguentemente non potendo ritenersi responsabile, come nella specie, l’esecutore dei lavori o il titolare della ditta esecutrice.
Dunque, la Corte rilevava che natura di reati “propri” degli illeciti previsti dalla normativa edilizia, in essa inclusa dunque anche la disciplina antisismica, non esclude che soggetti diversi da quelli individuati dall’art. 29, comma primo, del D.P.R. medesimo, possano concorrere nella loro consumazione, in quanto apportino, nella realizzazione dell’evento, un contributo causale rilevante e consapevole, da qui conseguendo la responsabilità anche degli operai e dei materiali esecutori dei lavori.
Alla luce di quanto sopra, i giudici riformavano parzialmente la sentenza impugnata limitatamente ai reati di cui agli artt. 72-93 D.P.R. n.380 del 2001 per non avere commesso il fatto ed eliminavano la relativa pena di euro 150,00 di ammenda rideterminando la pena finale in euro 550,00 di ammenda. Dichiaravano, infine, inammissibile nel resto il ricorso.

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