Applicabilità della Legge 326/2003 in Sicilia

È stato approvato all’Assemblea regionale siciliana una disposizione che parrebbe estendere gli effetti del condono edilizio del 2003.
La disposizione in esame, rubricata “compatibilità delle costruzioni realizzate in aree sottoposte a vincolo”, introduce al primo comma una norma di interpretazione autentica dell’articolo 24 della legge regionale 5 novembre 2004 n. 15 che, per effetto di questo intervento legislativo, si deve interpretare come un recepimento delle forme e termini delle istanze di sanatoria edilizia del D.L. 30 settembre 2003, convertito con legge 24 novembre 2003 n. 326.
Al secondo comma, quello controverso, viene disposto che “in forza del predetto recepimento resta salva l’ammissibilità delle istanze presentate, ai sensi del comma 1, per la regolarizzazione delle opere realizzate nelle aree soggette a vincoli che non comportino inedificabilità assoluta nel rispetto di tutte le altre condizioni prescritte dalla legge vigente”.
L’origine delle disposizioni di questo articolo necessitano di un’attenta ricostruzione di come le disposizioni in materia di sanatoria edilizia sono state recepite dalla regione siciliana e ciò che ha determinato.
In Sicilia, in virtù delle prerogative autonomiste dello Statuto siciliano in materia di governo del territorio (art. 14), le leggi statali in detta materia non trovano immediata applicabilità se non in quanto recepite o dinamicamente o staticamente dalla legge regionale.
La Regione siciliana ha recepito la normativa del 1985 sul condono edilizio con la legge regionale 10 agosto 1985, n. 37, mentre la Legge 326/2003 (l’ultimo condono edilizio) non ha mai costituito oggetto di una specifica legge regionale, essendo solo richiamata in termini generali dall’articolo 24 della legge regionale 5 novembre 2004, n. 15.
Il recepimento effettuato, in quest’ultimo caso, sin da subito ha determinato non pochi dubbi interpretativi in ordine alla possibilità di sottoporre a sanatoria gli immobili costruiti in violazione dei vincoli di inedificabilità relativa, viste le modifiche apportate dalla Legge 326/2003 al testo della precedente normativa (quella del 1985), sia in ragione delle disposizioni dell’allegato 1 della stessa legge n. 326/2003.
Infatti, l’ultimo condono edilizio ha introdotto alcune modifiche rispetto alle leggi precedenti, escludendo da sanatoria tutti gli immobili costruiti ex novo non solo nelle aree in cui insiste un vincolo di inedificabilità assoluta (ad esempio, la fascia costiera entro i 300 metri dalla linea di battigia o le fasce di rispetto dei boschi), ma anche in quelle aree in cui grava un vincolo di inedificabilità relativa (ad esempio, i vincoli a tutela del paesaggio o quelli per dissesto idrogeologico).
Nelle zone in cui insiste un vincolo di inedificabilità relativo, però, il legislatore statale ha previsto che, nelle ipotesi di interventi di edilizia minore, conformi agli strumenti urbanistici vigenti, è possibile il rilascio del permesso di costruire in sanatoria, previo il parere favorevole dell’autorità preposta al vincolo (ad esempio, la Soprintendenza o il Genio civile).
Pertanto il parere sfavorevole preclude il rilascio del titolo abilitativo in sanatoria.
Nonostante le suindicate disposizioni, riprese anche dalla stessa Corte di Cassazione (Corte di Cassazione sentenza n. 24647/2009), la Regione ha recepito in maniera non del tutto chiara la normativa nazionale creando non poca confusione sia agli addetti ai lavori che al privato cittadino.
Tale incertezza normativa, in seguito al ricorso straordinario presentato da un privato cittadino al Presidente della Regione, ha determinato l’emanazione di un parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione siciliana nel gennaio 2012 (CGA parere n. 291 del 2012) che traccia in maniera netta una linea interpretativa nuova e tenta di mettere ordine il disposto delle norme.
Tale pronuncia, ponendosi in netta antitesi con la linea interpretativa espressa dal legislatore nazionale, dalla Corte di Cassazione, e per assurdo, anche dallo stesso Ufficio Legale della Presidenza della Regione, afferma che in Sicilia le novelle normative introdotte dalla Legge 326/2003 non possono essere applicate, atteso che le stesse non sono compatibili con le modifiche formali e sostanziali, operate dal legislatore regionale nel recepimento della disciplina nazionale sia del 1985 che del 2003.
In altre parole, posto che la normativa sul condono è stata recepita in maniera statica (ovvero apportando modifiche in virtù delle prerogative autonomiste), il legislatore regionale avrebbe dovuto non solo richiamare le disposizioni della Legge 326/2003, ma anche eliminare le parti non compatibili con le norme del 2003 da recepire.
Il suddetto parere è stato poi letteralmente recepito dagli organi dell’Assessorato regionale Territorio ed Ambiente con alcune circolari dirette a tutti gli uffici tecnici comunali della regione.
L’articolo in parola, dunque, non è altro che l’istituzionalizzazione di una linea interpretativa già assunta sia sul piano giurisprudenziale sia sul piano amministrativo.
Alla luce della ricostruzione di cui sopra, è possibile ipotizzare che, in primo luogo, la norma possa essere oggetto di impugnazione dallo Stato ante la Corte Costituzionale. Infatti, è bene ricordare che in materia urbanistica, le disposizioni introdotte da leggi regionali devono rispettare i principi generali stabiliti dalla legislazione nazionale, e conseguentemente devono essere interpretate in modo da non collidere con i detti principi (Cass. n. 12520/2020).
In secondo luogo, è ipotizzabile, o meglio auspicabile, che l’applicazione della norma sia limitata solo a quegli interventi edilizi minori (restauro e risanamento conservativo o manutenzione straordinaria) posti in essere anche in aree con un vincolo di inedificabilità relativa, rimanendo esclusi gli interventi di nuova costruzione (in assenza o in difformità del permesso di costruire) posto che le nuove costruzioni realizzate in area vincolata sono insuscettibili di condono edilizio nel caso in cui l’area sia sottoposta a vincolo d’inedificabilità tanto assoluta quanto relativa (Corte Cost. n 54/2009 e n. 150/2009, Corte Cass. n. 24647/2009 e 23429/2011).

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