Cass. Sez. Unite 30.07.2021 n. 21983

Il criterio dissertivo cui assegnare rilievo ai fini della determinazione dell’estensione della copertura assicurativa per la r.c.a. deve rinvenirsi nell’uso del veicolo conforme alla sua funzione abituale.
Questo è quanto statuito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 21983 del 30.07.2021 in tema di applicabilità dell’art. 122 del Codice delle Assicurazioni a sinistri avvenuti in aree private.
Il principio è tratto da un lungo procedimento giudiziale che è stato portato all’attenzione delle Sezioni Unite da parte dei giudici della Terza sezione che rilevavano, con propria ordinanza interlocutoria, un potenziale conflitto interpretativo tra le norme nazionali e quelle comunitarie in materia di risarcibilità di sinistri stradali avvenuti in strade private.
In particolare, la vicenda riguardava l’azione di risarcimento iniziata dai ricorrenti a seguito del sinistro occorso al figlioletto, poi deceduto, nell’area parcheggio di casa durante le manovre di uscita del camper condotto dal nonno.
I ricorrenti vedevano rigettate le proprie richieste risarcitorie, sia in primo grado sia in secondo grado, alla luce dell’orientamento giurisprudenziale secondo cui è esclusa l’applicabilità dell’art. 122 del Codice delle Assicurazioni per i sinistri avvenuti in strade, anche private, il cui accesso è limitato.
Investita la Terza sezione della S.C. dell’originario ricorso, i giudici di legittimità rilevavano un conflitto di interpretazione delle norme in materia di copertura assicurativa proprio in relazione alla risarcibilità di sinistri avvenuti in zone e in aree private, posto che le norme nazionali parevano fondarsi su un principio diverso da quello desumibile dalle disposizioni europee in materia. Pertanto rimettevano la questione alle Sezioni Unite per la risoluzione della questione di diritto.
Queste ultime, analizzate le questioni di diritto esposte dalla sezione remittente, individuavano quello che è il vulnus delle disposizioni nazionali in materia e dell’orientamento giurisprudenziale da esso derivante.
Infatti, le S.U. rilevavano che la Direttiva 2009/103/CE (che si riporta le 5 preesistenti direttive dal 1972 al 2005) presenta una nozione di circolazione stradale chiara ed ampia il cui presupposto logico è rinvenibile e collegabile all’uso del mezzo, purché conforme alla funzione abituale dello stesso. Mentre le disposizioni normative italiane richiamate nel caso di specie, in particolare il detto art. 122, nel disporre che l’obbligo della copertura assicurativa per la responsabilità civile per tutti i veicoli a motore posti in circolazione su strade di uso pubblico o ad esse equiparate, sembrano ancorare la nozione di circolazione stradale alla mera destinazione al transito dell’area, ovvero la possibilità che all’interno dell’area in cui circola il veicolo ci sia la possibilità di un abituale transito di un numero indeterminato di persone che la utilizzano, indipendentemente dalla natura pubblica o privata della stessa.
Le Sezioni Unite, ispirandosi ai principi costituzionali in ordine ai rapporti interpretativi tra le norme nazionali e quelle sovranazionali, e anche al fine di evitare una disapplicazione diretta della norma in parola, definisce in maniera chiara i confini interpretativi delle norme in esame.
In particolare, la S.C. evidenziava, da un lato, che l’art. 2054 c.c. imponendo uno standard comportamentale riferibile a qualsiasi utilitas traibile dal veicolo, valorizza quella interazione tra veicolo e circolazione che è fondamento della particolare ipotesi di responsabilità da attività pericolosa. Dall’altro lato, le disposizioni di cui all’art. 122 del Codice delle Assicurazioni nel richiamare le disposizioni di cui all’art. 2054 non fanno altro che estendere l’obbligo della copertura assicurativa a tutte le attività cui il veicolo è destinato e per cui lo stesso circola su strada di uso pubblico o su area equiparata.
Pertanto, il criterio discretivo cui assegnare rilievo ai fini della determinazione dell’estensione della copertura assicurativa per la r.c.a. deve dunque rinvenirsi nell’uso del veicolo conforme alla sua funzione abituale, escludendo quindi tutte le ipotesi di utilizzo del veicolo avulsi dal concetto di circolazione sotteso dalla disciplina di cui all’art. 2054 c.c. e alla disciplina dal Codice delle Assicurazioni private.
In altre parole, le tutele in favore del danneggiato da un sinistro stradale possono operare a prescindere che lo stesso avvenga in una strada pubblica, una strada privata o, come nel caso di specie, in un’area privata e dall’accesso limitato.
Alla luce di ciò, le Sezioni Unite cassavano l’impugnata sentenza e rinviavano, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’Appello.

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