Cass. Sez. III n.26524 del 23 settembre 2020

Sono del tutto esclusi dal condono del 2003 gli interventi edilizi maggiori nelle aree sottoposti a vincolo di inedificabilità relativo, posto che la norma è applicabile esclusivamente agli interventi di minore rilevanza indicati ai numeri 4, 5 e 6 dell’allegato 1 del citato D.L. n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003 (restauro, risanamento conservativo e manutenzione straordinaria) e previo parere favorevole dell’Autorità preposta alla tutela del vincolo.
Questo è quanto statuito dalla Corte di Cassazione tornata a decidere in merito l’applicabilità delle disposizioni di cui al dall’art. 32 del D.L. n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003.
Il principio su esposto trae origine da un ricorso alla Corte di legittimità avverso un’ordinanza della Corte di Appello di Salerno con la quale rigettava un incidente di esecuzione proposto per la revoca di un ordine di demolizione in esecuzione di una precedente sentenza di condanna del ricorrente.
Quest’ultimo, ante la Suprema Corte, sosteneva che la C.A. di Salerno avrebbe erroneamente ritenuto illegittimo il permesso di costruire in sanatoria, perché l’immobile abusivo sarebbe stato realizzato in zona sottoposta a vincolo idrogeologico, in violazione del divieto previsto dall’art. 32, comma 27, lettera d), del D.L. n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003, che vieterebbe il rilascio del permesso di costruire per gli abusi edilizi di tipologia 1, commessi in area sottoposta a vincolo idrogeologico.
La Corte di Cassazione rilevava come i giudici di merito avessero rigettato le richieste del ricorrente stante, in primo luogo, la preesistenza alla costruzione del vincolo idrogeologico ed, in secondo luogo, la natura dell’intervento edilizio, una nuova costruzione e non un intervento edilizio minore.
Infatti, dagli atti esaminati la preesistenza del vincolo idrogeologico è stata affermata in base alla consulenza tecnica depositata dal Procuratore generale e, soprattutto, alla domanda di condono depositata dallo stesso ricorrente, nella quale si afferma, come riportato nell’ordinanza impugnata, che l’immobile realizzato era da contraddistinguersi con il n. 1 (abuso cd. maggiore), e che l’area in cui era intervenuto l’abuso edilizio era sottoposta a vincolo idrogeologico, oltre che costruito in zona agricola. Oltretutto, la S.C. rilevava che il ricorrente, solo in sede di ricorso per cassazione, depositava un certificato del Comune di Sarno del 4 dicembre 2019 che escluderebbe l’esistenza del vincolo. Tale produzione documentale, avvenuta per la prima volta in sede di legittimità, è stata dichiarata inammissibile, trattandosi di una prova nuova il cui esame comporterebbe un giudizio di merito che esula dalle competenze della Corte di Cassazione.
Sotto il profilo strettamente di diritto, i giudici di legittimità hanno confermato un consolidato orientamento giurisprudenziale in tema, ovvero che le disposizioni sulla sanatoria edilizia di cui al D.L: n. 269 del 2003 non sono applicabili per gli interventi edilizi maggiori (opera nuova o ristrutturazione edilizia), anche nei casi in cui l’area è sottoposta a vincolo di inedificabilità relativa e gli interventi risultano conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici.
In altri termini, gli interventi edilizi dal forte impatto urbanistico che comportano considerevoli cambiamenti sia dell’area sia dell’immobile, anche se l’area è sottoposta a vincolo di inedificabilità relativa, non possono essere oggetto di rilascio di sanatoria ex D.L. n. 269 del 2003.
Infatti, sul punto la Suprema Corte ha sempre ribadito che gli unici interventi sanabili nelle aree con vincolo di inedificabilità relativo, subordinati al parere positivo dell’Autorità preposta al vincolo, sono il restauro, il risanamento conservativo e la manutenzione straordinaria.
Per tali ragioni, la Corte di legittimità, nel caso di specie, ha statuito che sono del tutto esclusi dal condono del 2003 gli interventi edilizi maggiori nelle aree sottoposti a vincolo di inedificabilità relativo, posto che la norma è applicabile esclusivamente agli interventi di minore rilevanza indicati ai numeri 4, 5 e 6 dell’allegato 1 del citato D.L. n. 269 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003, rigettando così il ricorso proposto e condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giustizia.

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