Cassazione 10 dicembre 2020 n. 35177

Gli interventi edilizi complessi ed invasivi possono essere autorizzati solo dalla Super Scia, o Scia alternativa di cui all’art. 23 D.P.R. 380/2001, in luogo del permesso di costruire, in ragione del collegamento tra contenuto e forma evidenziato dal maggiore rigore formale di questa rispetto ad una Scia ordinaria.
Questo è il principio emerso in una recente decisione della corte di Cassazione in materia di disciplina della Scia nel comparto edilizia.
Il procedimento nasce dal ricorso dei proprietari di un immobile avverso l’ordinanza del Tribunale di Roma che ha rigettato la richiesta di riesame del provvedimento di sequestro preventivo del G.i.p. dello stesso Tribunale per il reato di cui al D.P.R. n. 380 del 2001, art. 44, comma 1, lett. c).
I ricorrenti fondavano la propria impugnazione su quattro motivi.
Con il primo motivo, deducevano che, contrariamente da quanto sostenuto dal giudice di merito, la Scia alternativa sarebbe richiesta solo in caso di ristrutturazione consistente in un aumento della volumetria complessiva del fabbricato mentre, nella specie, vi sarebbe stata solo una maggiore inclinazione del tetto con un aumento pari allo 0.84% della volumetria.
Con il secondo motivo, deducevano che la richiesta presentata sarebbe stata del tutto sussumibile ad una Scia alternativa. Infatti, nella Scia presentata al Comune, l’intervento da eseguire veniva indicato per errore come assoggettato alle disposizione di cui all’ art. 22, comma 1, lett. c) del T.U. Edilizia, in luogo dell’art. 23 del T.U., ma dall’analisi dettagliata del progetto era evidente l’assoggettabilità dello stesso alle disposizioni del detto art. 23.
Con il terzo motivo deducevano che, in caso di diversa distribuzione degli spazi interni, peraltro non contestata nel capo di incolpazione, la stessa sarebbe stata comunque consentita mediante varianti e comunicazione da farsi a fine lavori.
Con un quarto motivo lamentavano la violazione di legge quanto al periculum in mora essendosi l’ordinanza limitata ad affermare, senza migliore indicazione, che i lavori non sarebbero terminati anche a fronte del fatto che il rispetto di tutta la normativa urbanistica ed edilizia non avrebbe determinato alcun concreto pregiudizio.
La S.C., passando all’analisi dei motivi, riteneva di dover esaminare il primo e secondo motivo perché inerenti la stessa materia.
I giudici di legittimità, dapprima, evidenziavano che i lavori posti in essere dai ricorrenti (una ristrutturazione pesante di un immobile e cambio di destinazione d’uso) erano insuscettibili di rientrare trai lavori soggetti a Scia ordinaria in ragione della loro stessa natura e grado di invasività, l’immobile sarebbe stato in parte diverso dal precedente a conclusione degli interventi edilizi. Infatti, la scia ordinaria non è prevista per gli interventi che portino ad uno organismo edilizio diverso, in parte o in tutto, a quello precedente.
Non valendo nulla, quindi, quanto dedotto dai ricorrenti secondo cui la Scia alternativa è richiesta solo per quegli interventi che portino al solo aumento della volumetria.
Venendo in rilievo il secondo motivo, ovvero equiparare la segnalazione certificata presentata nella specie, e dalla stessa interessata così denominata, ad una scia alternativa, la S.C. evidenzia, come fatto anche dal giudice di merito, che la disciplina dei titoli legittimanti gli interventi edilizi è contraddistinta da una dettagliata regolamentazione dei presupposti necessari per l’ottenimento degli stessi, delle diverse modalità di comunicazione di inizio dei lavori e delle diverse modalità di controllo che devono essere rispettati e seguite.
Di fatto, nella disciplina dei detti titoli edilizi è rinvenibile un rapporto tra forma e contenuto degli atti che deve essere sempre mantenuto. Gli interventi edilizi complessi ed invasivi possono essere, dunque, autorizzati solo dalla Super Scia in luogo del permesso di costruire, in ragione di questo collegamento tra contenuto e forma evidenziato dal maggiore rigore formale di questa rispetto ad una Scia ordinaria. Per tali ragioni non è possibile qualificare una scia ordinaria come super scia per il semplice fatto che la stessa contenga una dettagliata analisi del progetto, come nel caso in esame.
La Corte, inoltre, riteneva infondati anche i restanti motivi di impugnazione per la non rilevanza del terzo motivo e l’infondatezza del quarto.
Pertanto, la S.C. rigettava il ricorso e condannava al pagamento delle spese.

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