Si torna a parlare di condono edilizio

Nelle ultime settimane, sempre più frequentemente, si è tornati a parlare di condono edilizio. I primi titoli sono riapparsi a corredo delle prime indiscrezioni sul nuovo decreto semplificazioni in lavorazione in Consiglio dei Ministri.
Ma se l’ombra di una sanatoria edilizia pare essere sparita dal testo del decreto del governo nazionale, all’Assemblea regionale siciliana questa sembra non volere andare via, anzi continua ad aleggiare.
Presso la commissione legislativa competente dell’ARS (la IV ndr) è in fase di istruttoria un disegno di legge recante alcune importanti modifiche normative in tema di urbanistica. Il testo, in particolare, presenta alcune modifiche all’attuale l.r. 16/2016 norma con la quale si è reso applicabile, seppur con alcune modifiche normative, il DPR 380/2001 sul territorio della regione.
Il DDL in esame è balzato agli onori della cronaca per le disposizioni di cui all’art. 18 che parrebbero riaprire le maglie degli ultimi condoni edilizi.
L’art. 18, rubricato “compatibilità delle costruzioni realizzate in aree sottoposte a vincolo”, introduce al primo comma una norma di interpretazione autentica dell’articolo 24 della legge regionale 5 novembre 2004 n. 15 che, per effetto di questo intervento legislativo, si deve interpretare come un recepimento delle forme e termini delle istanze di sanatoria edilizia del D.L. 30 settembre 2003, convertito con legge 24 novembre 2003 n. 326.
Al secondo comma, quello controverso, viene disposto che “in forza del predetto recepimento resta salva l’ammissibilità delle istanze presentate, ai sensi del comma 1, per la regolarizzazione delle opere realizzate nelle aree soggette a vincoli che non comportino inedificabilità assoluta nel rispetto di tutte le altre condizioni prescritte dalla legge vigente”.
L’origine delle disposizioni dell’articolo 18 necessitano di un’attenta ricostruzione di come le disposizioni in materia di sanatoria edilizia sono state recepite dalla regione siciliana e ciò che ha determinato.
In Sicilia, in virtù delle prerogative autonomiste dello Statuto siciliano in materia di governo del territorio (art. 14), le leggi statali in detta materia non trovano immediata applicabilità se non in quanto recepite o dinamicamente o staticamente dalla legge regionale.
La Regione siciliana ha recepito la normativa del 1985 sul condono edilizio con la legge regionale 10 agosto 1985, n. 37 , mentre la Legge 326/2003 (l’ultimo condono edilizio) non ha mai costituito oggetto di una specifica legge regionale, essendo solo richiamata in termini generali dall’articolo 24 della legge regionale 5 novembre 2004, n. 15.
Il recepimento effettuato, in quest’ultimo caso, sin da subito ha determinato non pochi dubbi interpretativi in ordine alla possibilità di sottoporre a sanatoria gli immobili costruiti in violazione dei vincoli di inedificabilità, relativi viste le modifiche apportate dalla Legge 326/2003 al testo della precedente normativa (quella del 1985), sia in ragione delle disposizioni dell’allegato 1 della stessa legge n. 326/2003.
Infatti, l’ultimo condono edilizio ha introdotto alcune modifiche rispetto alle leggi precedenti, escludendo da sanatoria tutti gli immobili costruiti ex novo non solo nelle aree in cui insiste un vincolo di inedificabilità assoluta (ad esempio, la fascia costiera entro i 300 metri dalla linea di battigia o le fasce di rispetto dei boschi), ma anche in quelle aree in cui grava un vincolo di inedificabilità relativa (ad esempio, i vincoli a tutela del paesaggio o quelli per dissesto idrogeologico). Nelle zone in cui insiste un vincolo di inedificabilità relativo, però, il legislatore statale ha previsto che, nelle ipotesi di interventi di edilizia minore, conformi agli strumenti urbanistici vigenti, è possibile il rilascio del permesso di costruire in sanatoria, previo il parere favorevole dell’autorità preposta al vincolo (ad esempio, la Soprintendenza o il Genio civile).
Pertanto il parere sfavorevole preclude il rilascio del titolo abilitativo in sanatoria.
Nonostante la suindicate disposizioni, riprese anche dalla stessa Corte di Cassazione (Corte di Cassazione sentenza n. 24647/2009), la Regione ha recepito in maniera non del tutto chiara la normativa nazionale creando non poca confusione sia agli addetti ai lavori che al privato cittadino.
Tale incertezza normativa, in seguito al ricorso straordinario presentato da un privato cittadino al Presidente della Regione, ha determinato l’emanazione di un parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione siciliana nel gennaio 2012 (CGA parere n. 291 del 2012) che traccia in maniera netta una linea interpretativa nuova e tenta di mettere ordine il disposto delle norme.
Tale pronuncia, ponendosi in netta antitesi con la linea interpretativa espressa dal legislatore nazionale, dalla Corte di Cassazione, e per assurdo, anche dallo stesso Ufficio Legale della Presidenza della Regione, afferma che in Sicilia le novelle normative introdotte dalla Legge 326/2003 non possono essere applicate, atteso che le stesse non sono compatibili con le modifiche formali e sostanziali, operate dal legislatore regionale nel recepimento della disciplina nazionale sia del 1985 che del 2003.
In altre parole, posto che la normativa sul condono è stata recepita in maniera statica, il legislatore regionale avrebbe dovuto non solo richiamare le disposizioni della Legge 326/2003, ma anche eliminare le parti non compatibili con le norme del 2003 da recepire.
Il suddetto parere è stato poi letteralmente recepito dagli organi dell’Assessorato regionale Territorio ed Ambiente con alcune circolari dirette a tutti gli uffici tecnici comunali della regione.
L’articolo del DDL in parola, dunque, non è altro che l’istituzionalizzazione di una linea interpretativa già assunta sia sul piano giurisprudenziale sia sul piano amministrativo.
E’ bene precisare che il detto articolo, come l’intero DDL, è ancora soltanto transitato e votato all’interno della commissione legislativa competente, pertanto, l’iter di formazione della legge non è terminato e le valutazioni istruttorie possono cambiare sino al momento della stesura del testo definitivo da parte dell’assemblea intera.