Consiglio di Stato 30.10.2020 n. 6681

Il soppalco di natura accessoria non configura un intervento edilizio assentibilile al permesso di costruire ed alle disposizioni di cui all’art. 43 della Legge 5 agosto 1978, n. 457 e del D.M. 5 luglio 1975. Questo è quanto statuito dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 6681 del 30 ottobre 2020 concernente l’impugnativa di una sentenza del Tribunale Amministrativo per la regione Campania in tema di demolizioni di opere abusive e ripristino stato dei luoghi. Il Comune di Napoli ha impugnato la sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Campania, che ha accolto il ricorso proposto da controparte avverso un provvedimento con cui lo stesso Comune ha ordinato la rimozione di opere abusive realizzate su un immobile (nello specifico 3 soppalchi ricavati nell’appartamento di controparte). In prime cure, il TAR ha respinto le doglianze del comune appellante, ritenendo anche, sulla base di un verbale di sopralluogo che indicava i soppalchi come “aree di sbarazzo”, che le dimensioni ridotte e la destinazione degli stessi non configurasse l’aumento di superficie abitabile, non richiedendo quindi il permesso di costruire, ma essendo opere soggette a DIA e quindi a sanzione pecuniaria, in caso di mancanza della prescritta DIA e non di demolizione e ripristino dei luoghi. Con l’atto di appello il Comune di Napoli, così come già fatto in primo grado, ha dedotto che i soppalchi avevano altezza comunque inferiore alle altezze minime previste per i vani abitabili, ai sensi della legge n. 457 del 1978, e ha contestato le argomentazioni relative alle modeste dimensioni e alla destinazione dei soppalchi, sostenendo che, comunque, in mancanza di titolo edilizio le opere sarebbero state soggette alla demolizione. Il Consiglio, riportandosi anche a precedente giurisprudenza, ha ritenuto fin da subito che il regime edilizio dei soppalchi debba essere considerato in relazione alle concrete caratteristiche dell’opera. In particolare, è necessario il permesso di costruire quando le dimensioni dell’opera non siano modeste e vi sia un aumento sostanziale delle superfici abitabili dell’immobile. Rientra, invece, nell’ambito degli interventi edilizi minori la realizzazione di un soppalco di dimensioni modeste, privo di finestre o luci, ma che non determino un incremento sostanziale delle superfici abitabili. In altre parole, se il soppalco può essere utilizzato come vano abitabile sarà soggetto a permesso di costruire, se la destinazione è quella di ripostiglio e/o deposito sarà assoggettato al regime della DIA o SCIA. Inoltre, la natura delle opere rileva anche sull’assoggettabilità delle stesse alle disposizioni in materia di altezze dei vani. Infatti, secondo quanto stabilito dalle norme di settore e alla luce delle superiori considerazioni, le opere prive di qualsiasi funzione abitativa non sono assoggettabili alle disposizioni di cui all’art. 43 della Legge 5 agosto 1978, n. 457 e del D.M. 5 luglio 1975, trattandosi di norme tese alla salvaguardia della salubrità degli ambienti abitativi. In considerazioni di ciò, il Consiglio ha potuto affermare il principio secondo cui il soppalco di natura accessoria non configura un intervento edilizio assentibilile al permesso di costruire ed alle disposizioni di cui all’art. 43 della Legge 5 agosto 1978, n. 457 e del D.M. 5 luglio 1975. Il Consiglio di Stato, dunque, rigettava l’appello e condannava il comune appellante al pagamento delle spese di rito.

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