Corte di Cassazione 23 giugno 2021 n. 18011

La servitù di gasdotto rientra, per effetto di quanto previsto dall’art. 3 della l. n. 154 del 2016, tra quelle passibili di costituzione coattiva ope judicis su domanda dell’esercente il servizio di distribuzione del gas e non del proprietario del fondo interessato alla relativa erogazione, dovendosi il fondo dominante individuare – come confermato dall’art. 3 cit., che impone di consentire il passaggio delle tubazioni per l’allacciamento “alla rete del gas” e non a qualunque serbatoio, anche privato, di gas – non già in quello dell’utente somministrato, bensì nell’impianto di distribuzione (quale fondo a destinazione industriale o commerciale).
Questo è quanto statuito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 18011 del 23 giugno 2021 in materia di costituzione di servitù.
Il principio è tratto da un procedimento di impugnazione avverso una sentenza della Corte di Appello di Venezia che aveva confermato la tesi del giudice di primo grado in merito al contenzioso sorto tra il proprietario di un fondo del Comune di Albignasego e un Condominio limitrofo.
In particolare, il detto proprietario conveniva in giudizio il Condominio limitrofo alla sua proprietà per ottenere la costituzione in proprio favore, ed a carico del fondo del condominio convenuto, di diverse servitù necessarie agli allacciamenti delle utenze di servizio (acqua, luce, gas, telefonia, etc.) da far passare nel tratto in cui era già esistente una servitù di passaggio pedonale e carraio fra gli stessi fondi.
Il Condominio, resistendo in giudizio, contestava quanto chiesto dal proprietario del fondo e chiedeva, in via riconvenzionale, che venisse accertato che la pregressa servitù di passaggio fosse stata costituita solo per uso agricolo e che la stessa si fosse estinta per il mancato utilizzo.
Il proprietario del fondo vedeva accolte le proprie richieste sia dal giudice di primo grado sia dalla Corte di Appello, il Condominio soccombente proponeva ricorso davanti la Corte di Cassazione.
Il ricorrente affidava la propria impugnazione a ben nove motivi che, per ragioni di sintesi, non potranno essere affrontati tutti in questa sede, soffermandoci sul motivo di impugnazione che ha determinato il principio di diritto sopra esposto.
In particolare, il Condominio ricorrente rilevava che i giudici di merito, accogliendo le richieste del proprietario del fondo, avessero disposto la costituzione di servitù coattive al di fuori dei casi previsti dalla legge.
I giudica di legittimità, analizzando le doglianze del ricorrente, rilevavano come, data la natura delle servitù (ovvero una limitazione della facoltà di godimento di un immobile al fine di soddisfare un’esigenza di rilievo generale o pubblico), queste sono precisamente previste dalla legge e sono specificatamente disciplinate, soprattutto nei modi di costituzione delle stesse in caso di mancato accordo tra i proprietari dei fondi interessati.
La Corte, invero, sottolineava che oltre alle servitù coattive previste dal codice civile (passaggio, acquedotto e elettrodotto), nel corso degli anni sono state introdotte anche altre servitù coattive, al fine di rispondere alla diffusione di servizi ormai necessari al quotidiano uso.
Con il D.lgs. 1 agosto 2003, n. 259, prima, e con la Legge 28 luglio 2016, n. 154, dopo, sono state introdotte o comunque sono disciplinati i casi di servitù coattive determinate dalla posa di cavi telefonici (la prima) o di gasdotti (la seconda).
Le due disposizioni in parola, nel disporre i detti casi di servitù individuano, specificatamente, il soggetto titolato ad esercitare il diritto di costituzione della servitù coattiva in caso di mancato accordo con il proprietario del fondo servente.
In particolare, il D.lgs. n. 259/2003 attribuisce alla pubblica amministrazione il potere di costituire in maniera coattiva (ovvero in assenza di accordo con il proprietario del fondo servente) su fondi privati la servitù di passaggio di fili e cavi funzionali agli impianti della rete di comunicazione. Dunque, tale imposizione coattiva non può essere effetto di una pronuncia giudiziale, bensì di un provvedimento della P.A.
Diversamente, la Legge 28 luglio 2016, n. 154 individua come titolare del diritto alla costituzione della servitù di passaggio del gasdotto l’esercente del servizio di distribuzione del gas e non nel proprietario del fondo interessato alla relativa erogazione.
Infatti, nella servitù di gasdotto, rilevano i giudici di legittimità, il fondo dominante non è il fondo dell’utente, ma quello in cui insiste l’impianto di distribuzione, posto che il soggetto che trae vantaggio dal passaggio coattivo delle condotte è l’ente gestore, che può esercitare la propria attività industriale. Il vantaggio dell’utente è solo indiretto e dipendente dalla somministrazione del servizio.
Dunque, la domanda di costituzione coattiva in sede giudiziale è esercitabile solo dall’esercente il servizio e non dal proprietario del fondo.
In definitiva, alla luce di tali considerazioni, i giudici accoglievano parzialmente il ricorso e cassavano la sentenza nella parte in cui veniva disposta la costituzione coattiva delle servitù di passaggio dei cavi telefonici e delle condotte del gas, rigettavano tutti gli altri motivi che risultavano infondati sia in fatto sia in diritto.

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