Consiglio di Stato 26.10.2020 n. 6521

La vicinitas non è dato sufficiente a riconoscere il necessario titolo a ricorrere (o interesse ad impugnare) un provvedimento ante la giustizia amministrativa.
E’ il principio stabilito dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 6521 del 26 ottobre 2020, chiamato a decidere un appello per la riforma di una sentenza emessa dal Tribunale amministrativo regionale per la Calabria.
L’appellante, in primo grado, si vedeva impugnato il permesso di costruire rilasciato dal Comune da parte di una società immobiliare, proprietario di un terreno vicino, sostenendo che l’intervento autorizzato consentiva un opera edilizia in area sprovvista di rete fognaria, quindi sottoposta a vincolo di inedificabilità, e che la volumetria residua disponibile del terreno era stata già utilizzata.
Il ricorrente, davanti al TAR, si opponeva evidenziando l’inammissibilità dell’impugnazione di controparte in ragione della mancanza di interesse effettivo e concreto all’accoglimento del ricorso da parte della società immobiliare. Il TAR, dopo aver respinto l’eccezione di inammissibilità, accoglieva le istanze della società immobiliare affermando che nell’area di proprietà dell’appellante la volumetria consentita era stata già sfruttata in buona parte.
Il Consiglio, ricostruiti i fatti di causa, analizza preliminarmente l’eccezione di inammissibilità sostenuta dall’appellante, ritenendo che non possa essere condivisa la tesi del giudice di primo grado in ordine al rigetto della stessa. Infatti, il TAR riteneva che questa dovesse essere respinta in base al requisito della vicinitas dei terreni dei proprietari in causa. I giudici di secondo grado, in ragione di un orientamento giurisprudenziale consolidato del Consiglio, chiariscono che la vicinitas (lo stabile collegamento con la zona interessata dall’intervento) può ritenersi fondamento della legittimazione ad agire purché sia accompagnata anche dalla presenza di una lesione concreta ed attuale della posizione soggettiva di chi impugna il provvedimento. In altri termini, la nozione stessa di vicintas non è dato sufficiente affinché si possa valutare l’effettiva incidenza in via immediata e diretta sulla sfera giuridica dei ricorrenti del danno determinato da un intervento edilizio.
Per questa ragione, continuano i giudici di Palazzo Spada, la sussistenza della mera vicinitas non può costituire elemento sufficiente a comprovare contestualmente la legittimazione e l’interesse al ricorso, occorrendo invece la positiva dimostrazione, in relazione alla configurazione dell’interesse ad agire, di un danno (certo o altamente probabile) che attingerebbe la posizione di colui il quale insorge giudizialmente. Nel caso affrontato dal Consiglio i fondi di proprietà delle parti sono divisi da due strade e non sono confinanti.
Il Consiglio, nel merito, accoglieva anche le altre doglianze dell’appellante in merito alla legittimità del permesso di costruire e agli indici di volumetria del terreno, sufficienti per il rilascio del titolo abilitativo.
Alla luce delle superiori considerazioni, il C.d.S. accoglie l’appello con compensazione delle spese di giudizio.